giovedì 9 aprile 2009

Anche Tiziano

La frase del giorno di E.

-Sai che sei brava a parlare quando c'è da fare i diplomatici?

-Mmm..sono diventata brava a parlare molto...
è successo quando ho smesso di pensare!

figurati che una volta pensavo tanto e non parlavo.

domenica 5 aprile 2009

Fuori posto e fuori tempo

E ci perdiamo.
Classico di noi.
Perdersi.
Nel ballo.
Per strada.

"Sono sicura di là!!"
"Anche secondo me!!!"
ma la direzione è sempre quella ostinata e contraria.
"Proviamo ancora una volta, ma poi però chiediamo"
Al dì la della Dora
Odore di Ganjia
Tanfo di piscio

L'unica via di Torino
a sfuggire ai rigidi incroci perpendicolari
Strada che si interrompe,
la nostra strada che sta lì,
ma poi scompare
apposta per farci perdere
poi
riprende altrove,
al di là d'un grosso edificio
dietro l'angolo
In fondo all'insegna del bar marocchino

"Come faremo ad arrivare?
Forse stiamo andando in un posto che non esiste..."
Tendi l'orecchie e segui la musica
"Per di là!!"
"Ma questa non è la nostra musica!!!"
Ma quando mai s'è rivelato un errore seguir la musica?

E segui la musica
Frisè e Nous Memè
Un grande contrabbasso
una palestra per acrobati
e a me piacerebbe tanto arrampicarmi per dondolare
su quel cerchio che penzola tra tanti nastri colorati

Siamo persi in una scatola di musica
senza finestre
con pareti rosse
e arancio.
Persi nelle Mazurke
nello Schottish
nella Chapeluase
nella Bourrè a due
poi a tre tempi

E infine Bernie
che ci telefona,
"dovete troppo venire, è una festa troppo bella"

Ridiamo.
Vuoi perder una festa con Bernie?
E tutta la fatica e gli impegni che ci attendono
l'indomani si perdono in un cortile di Corso Giulio
in fondo a sinistra su per le scale
che dall'altra parte c'è la moschea
Un vecchio palazzo,
di quelli che puzzano di avventura
di tanta gente
d'eco di musiche del Salento

E saliamo
E non siamo più a Torino,
siamo almeno almeno
a 1200 km più a Sud

Un posto incredibile
un'alloggio gigantesco
una terrazza immensa
con vista su una bellissima luna
e tutta la città muta
sotto di noi

Si balla, si canta, si suona
tutto il Sud
Si cucina, perchè lì c'è pure un forno a legna

Lenin che ci offre le pizze
Vi che ora non ha più capelli, ha un cane
Carla sulla sdraio collassata a prender la luna
l'irruzione di 4 sbirri nel salotto
i progetti inebrianti dell'estate

Violini, tamorre, tamburi
fisarmoniche,
chitarre, voci, dipinti
scritte sui muri
stanze che non esistono
Gente di altri mondi,
che stanno scomparendo
forse
Gente di altri tempi,
che stanno finendo
forse

E noi saliamo sul furgone Hippie
fuori tempo, ma senza più perderci
...

venerdì 3 aprile 2009

Ho i testicoli

Ho i testicoli,
ma stavolta sul serio.

Li ho in mano, rinchiusi in barattolino per la formalina.
Ho il destro
e il sinistro.
Entrambi appesi al lacero brandello di funicolo spermatico.


Quando li asporti sono ancora caldi.
E sanguinano, sui guanti bianchi
che disegnano un sinuoso profilo delle mie dita


Durante la castrazione un tizio mi chiede preoccupato:
"Non farai fare anche a me la sua stessa fine?!"
Sorrido con gli occhi e da sotto la mascherina
"...uhm...dipende..."


Quando esegui una castrazione e in sala c'è un uomo
lo vedi impallidire lentamente,
in modo da poterti gustare tutte le tonalità di pallore
(forse perchè di palle si tratta)
deglutire un litro di saliva al minuto,

immedesimarsi nell'agonia del paziente,

saltellare piano piano
prima sulla gamba destra
poi sulla sinistra,
a volte scorgi che distoglie lo sguardo disgustato dal campo operatorio
e ciò mi fa sentire in una posizione di assoluto potere.


Nel corridoio
Lui ha sempre un fare molto marpioneggiante

Lo guardo
"Ho i testicoli!"

Ridiamo.


E' solo questione di territorialità,
a volte i maschi
ti ascoltano veramente
solo quando hai in mano
un paio di palle.
Ancora meglio se sono le loro...


la frase del giorno di ieri


E SE LO SPERMATOZOO NON SI CAPACITA?

mercoledì 1 aprile 2009


Diluvia. Come solo la primavera sa fare.
Sulla strada centinaia di lombrichi agonizzanti.
Mi sale un senso d'impotenza.
Mi sale la colazione.

La danza delle mani.

La ripetitività è la madre del rito
E quando il quotidiano sfiora la ritualità
a volte i semplici gesti del tuo lavoro
assurgono a qualcosa di più grande




I numeri.
Cinque.
Sono i lati di ogni dito.
Cinque.
Sono le spazzolate per ogni lato del dito.
Moltiplicate per tutte e cinque le dita.

E diventa la danza per pulirsi
prima di immergersi nel sangue

martedì 31 marzo 2009

Io sono Uomo

Io sono fattA così*:
Nel corpo umano il punto centrale è naturalmente l'ombelico.
Infatti se un uomo è adagiato sulla schiena, con le braccia e le gambe protese,
e un compasso è posto con uno degli estremi in corrispondenza dell'ombelico, le punta delle dita delle mani e dei piedi toccheranno la circonferenza del cerchio così tracciato.
E come il corpo umano ha un confine circolare, così si può ricavare da esso una figura quadrata.
Infatti, misurando la distanza dalle piante dei piedi alla sommità del capo, e poi misurando allo stesso modo la distanza tra le estremità delle braccia estese, si costaterà che la larghezza è uguale all'altezza, come accade a una figura piana che sia perfettamente quadrata.


Comunque si voglia spiegare questa stupefacente proporzione, non si può non restarne ammirati. Comprendere, veramente, che il nostro corpo (spesso bistrattato, dimenticato, sottovalutato) è un piccolo grande 'tempio' di perfezione.

lunedì 30 marzo 2009

Un uomo?

Io ho una certa pratica del mondo;
e quella che diciamo l'umanità,
e ci riempiamo la bocca a dire umanità,
bella parola piena di vento,
la divido in cinque categorie:
gli uomini, i mezz'uomini, gli ominicchi,
i (con rispetto parlando) pigliainculo
e i quaquaraquà...
Pochissimi gli uomini; i mezz'uomini pochi,
che mi contenterei l'umanità si fermasse ai mezz'uomini...
E invece no, scende ancora piú giú,
agli ominicchi: che sono come i bambini che si credono grandi,
scimmie che fanno le stesse mosse dei grandi...
E ancora piú in giú: i pigliainculo, che vanno diventando un esercito...
E infine i quaquaraquà: che dovrebbero vivere con le anatre nelle pozzanghere che la loro vita non ha piú senso e piú espressione di quella delle anatre...
Lei,
anche se mi inchioderà su queste carte come un Cristo,
lei è un uomo !!



Il giorno più lungo

Non è potuto succedere
perchè ci hanno rubato un'ora.



Nelle mie ore rubate,
in potenza potrebbe accadere qualunque cosa immaginata.

Nelle mie ore vissute
accade quello che non riesco nemmeno a immaginare.

Una folle notte folk m'ha accompagnato a un'alba
una notte alla quale non pensavo di appassionarmi tanto
una notte che nelle ore perse in questi anni ho immaginato spesso
Così l'ho ballata tutta come una folle. Folk.







Fuori dal tempo

la Mazurka c'ha rapiti
ho ceduto al corpo
e la mia mente s'è finalmente assopita.

Forse il corpo sa già prima

cose che la mente comprende solo poi.
Quando non serve contare
perchè se ti perdi, allora perditi davvero

che il tempo lo troviamo insieme.






Forse devo ascoltare di più il mio corpo.
Mentre abbraccio un sorriso che da tanto non vedevo.
Uno di quei sorrisi veri.
Come Vale.




Musici
,

mani che stringono altre mani e fianchi
mignoli con mignoli nelle celtiche,

sudore che mi cola dalle tempie.
Mani al cielo nella Yiddish
In tre coi russi
La testa che gira

che se sei una dama ti fanno volteggiare.

Che se sei dama ci provi a comandar la danza

ma non ti lascian mica.





Una crostatina alla marmellata e un tè

mentre Carlo ci racconta come con una Mazurka Clandestina

si può conquistare Piazza Affari
complici la musica,
la danza
e una delle prossime notti di primavera

Perchè le piazze io l'ho conquistate
solo
in manifestazione?





E mica finisce qui, con Eos dita di rosa.
Entro in turno
dopo una dolce colazione

col miele al limone
e stai calmo, ma sono calmo...





Mi imprigiono negli obblighi,
anche se vorrei solo davvero danzare
E il mio corpo mi porta avanti
da solo

sa già cosa deve fare

senza stanchezza
che è una sensazione strana

ma quando non dormi però balli

fremi d'energia







Giunge un'altra alba

e la stanchezza
la sento
perchè
è troppo tempo che non ballo
e sto per addormentarmi
su un paziente
e poi in bus
e in metro

finchè letto con Erri...



sabato 28 marzo 2009

antani alla primavera

Pork.....la solita cazzo di esagerata invadente!!!!
e basta!

Silenzio
lasciaci in pace....

venerdì 27 marzo 2009

WE WERE HERE FIRST

Noi c'eravamo prima.

Prima di tutti i mucci mucci e i pucci pucci, prima di tutte le scenate di gelosia e gli sguardi imbarazzati, prima delle anonime chiacchiere sul tempo e sulle stagioni. Noi c'eravamo prima, quando piangevate sulla nostra spalla dicendo che non vi sareste più innamorati, e noi a dire tranquillo, va tutto bene, ci sono qua io, io ti voglio bene, non è vero che le donne sono tutte stronze, e voi a dire solo tu mi capisci veramente.

Noi c'eravamo prima che spariste dalla circolazione, che non rispondeste alle chiamate, prima che per vedervi dovessimo fare i salti mortali carpiati, prima che vedere voi volesse dire inequivocabilmente vedere anche lei. Prima, quando ci si poteva telefonare alle due di notte, e si stava in macchina a parlare fino alle cinque del mattino, e non c'importava. Prima, quando facevamo di tutto per invitare ad uscire anche quella particolare nostra amica che sapevamo che vi piaceva, perchè il nostro unico desiderio era vedervi felici. Prima, quando per salutarci ci si abbracciava, e non ci si davano due bacini stitici sulle guance porgendoci un'orata tiepida invece di una mano. Prima, quando non ci si voleva mai separare, e ti accompagno a casa, e poi io accompagno a casa te, e avanti e indietro tre o quattro volte solo per stare ancora un po' insieme.

Prima, quando ci mandavamo i messaggi idioti e ci salutavamo in modi stupidi, quando ridevamo come dei pazzi quando i tuoi amici si defilavano "per lasciarci soli". C'eravamo prima del "non posso parlare", del "non sono solo", del "(inserire qui il nome) ti saluta", prima del "questa sera non posso uscire", prima del "ma sei matta a capitare qui senza avvisare!", prima del "è solo un po' gelosa", prima del "soffro cosi' tanto a vedere che le due persone che amo di più al mondo non vanno d'accordo".

Noi c'eravamo prima, quando essere amici era la cosa più naturale del mondo, anche se il destino aveva fatto nascere noi donne e voi uomini. Prima, quando ridevamo delle persone che sparivano non appena si trovavano la ragazza o il ragazzo, e commentavamo "schiavi della figa!" o "dell'uccello!"

Prima, quando non sospettavamo che avrebbe potuto succedere anche a noi.

Anche a voi.

Anche a voi, che eravate i nostri migliori amici, le nostre spalle su cui piangere, i nostri parafulmini in caso di tempesta. Voi, con cui abbiamo fatto la maratona di Star Wars e quella del Signore degli Anelli (ovviamente director's cut), con cui siamo andati fino in capo al mondo in macchina solo per il gusto di farlo, voi con cui abbiamo fatto le peggiori pazzie e le migliori follie, voi, le persone con cui avevamo messo in chiaro fin dall'inizio con il nostro fidanzato appena ci siamo conosciuti: faccio prima a lasciare te che lui, bello.

Voi con cui abbiamo condiviso tutto, fin dall'inizio, e giuravamo che avremmo condiviso tutto fino alla fine, perchè le storie d'amore finiscono e le amicizie durano in eterno.

Noi c'eravamo prima che una stronzetta gelosa vi costringesse a non vederci più, a non parlarci più, a non rispondere più alle email, ai messaggi, alle telefonate, a tenere conversazioni impacciate e superficiali là dove una volta si era discusso di teologia, politica, identità umana, essere o non essere. Prima che la semplice frase "ma è solo un'amica!" diventasse sinonimo di una stupida scusa. Prima che la nostra amicizia venisse soffocata dal "non ci può essere vera amicizia tra un uomo e una donna, perchè uno dei due vuole sempre qualcosa di più". Prima che diventaste dei codardi pisciasotto incapaci di reagire alle imposizioni di una donna che dovrebbe amarvi, e invece vi comanda a bacchetta.

Ma noi c'eravamo prima, e sappiamo aspettare. Sappiamo tirare fuori falsi sorrisi e conversazioni stupide, sappiamo essere pazienti durante l'immancabile fase simbionte dell'innamoramento, sappiamo sopportare i bacini di circostanza e le telefonate a vuoto, sappiamo mettere l'esca ed aspettare immobili e silenziose come rane pescatrici sui fondali. Perchè noi non siamo quelle stronze delle ex che ritornano, non siamo mai finiti a letto insieme neanche per sbaglio, neanche con la scusa dell'essere ubriachi, neanche quando ci abbiamo dormito, nello stesso letto.

Noi c'eravamo prima, e per quanto la cosa non vi possa andare giù, carine, per quanto ci odiate e ci disprezziate, per quanto cerchiate di seminare zizzania e di sparlare alle nostre spalle insinuando cose assurde, noi ci saremo anche dopo.

Noi ci saremo anche dopo.

PS Dedicato a mio fratello, ad oggi l'unico che sia stato capace di non cadere in questa trappola. Thanks, bro'.

mercoledì 25 marzo 2009

Malfunzionamento

Sono una bicicletta con la catena rotta.

Una porta con la serratura scardinata.

Un arco con la corda afflosciata.

Ho qualcosa di rotto ma non so cosa sia.

Il fatto è che noi Cardi non è che abbiamo poi questo gran fascino.




Voglio dire, siamo ortaggi invernali, e anche se cerchiamo di tenere un pò le distanze, siamo pure imparentati con i carciofi.. Ammettiamolo, non sono molti quelli che verrebbero a raccogliere proprio noi in mezzo a un campo, e anche se fossero tanto orbi da farlo, si accorgerebbero molto in fretta che non siamo esattamente teneri fiorellini selvatici, ma gambi grezzoni e coperti di spine!
Uff, è ben dura la vita per un Cardi in primavera

lunedì 23 marzo 2009

Ospi tante

Ospite fisso a casa della rivoluzione…
cuori presi al volo appena in tempo…
ospite pure nell’amore se già ce ne era un altro…
ospite incallito,
ancora oggi entrando a casa vuota da un viaggio,
mi scappa di chiedere: «Permesso?»”

Accosto la fronte alla tua, si toccano, dico:
«È una frontiera».
Fronte a fronte: frontiera,
mio scherzo desolato,
ci sorridi.
Col naso ci riprovo,
tocco il naso,
per una tenerezza da canile:
«E questa è una nasiera»,
dico per risentire casomai un secondo sorriso,
che non c'è.
Poi tu metti la mano sulla mia e io resto indietro di un respiro.
«E questa è una maniera», mi dici.
«Di lasciarsi?», ti chiedo.
«Sì, così».