domenica 23 agosto 2009

UDITE UDITE!!!

Tanti auguri a me...


Per farla breve, lo so che tanto non ci sarà nessuno, come tutte le Estati.

Al mio compleanno un solitario tet a tet con la torta.

Basta.

Da quest'anno la svolta!!!

Siccome pare si stia morendo di caldo in pianura...La mia festa la facciamo in montagna!

Appuntamento a 3020 m.s.l.m. Su cima Viso Mozzo (fronte Monviso)

Ritrovo a Porta Nuova Lunedì 24 Agosto sul treno per Carmagnola delle 5.11 (di mattina!!!pelandroni!). In macchina ci sono ancora 2 posti (sono gradite prenotazioni!!)

Si camminerà per un bel po' di ore, si tenteranno gli avvistamenti degli stambecchi, soffierò sulle candeline della torta al Rum col fiato rimasto, potrete tirarmi le orecchie, si berrà un goccetto di vinello in compagnia, allegria, baci e abbracci. E torneremo giù, io con un anno in più...

Che ne dite?





Arrivo dopo le solite mille avventure comprese nel prezzo del biglietto di Trenitalia

“Mi scusi, vorrei un modulo per il rimborso dei biglietti: l'Eurostar era in ritardo di 45minuti, ho perso la coincidenza e arriverò a destinazione ben 2 ore dopo il previsto”

“Vede signorina, bisogna appurare se la causa del ritardo sia effettivamente di Trenitalia...”

“...mi scusi...ma credo mi sfugga la dinamica...e di chi sarebbe la colpa?”

“Vede, deve aspettare almeno 20 giorni prima di presentare richiesta...perché potrebbe non essere causa nostra, ad esempio: se uno decide di suicidarsi sotto il treno, mica siamo noi i responsabili...”

Resto interdetta

“Non so...capita spesso??” chiedo sarcastica.

Niente modulo, aspetterò al binario dopo aver avvisato i miei da una cabina del telefono del ritardo.

Rifletto sulla possibilità di vivere senza cellulare. La cosa mi stuzzica molto.

Apro il mio libro.



Allora rese grazie all'esilio che aveva permesso a questi uomini di umanizzarsi. L'esilio ha veramente trasformato la sinistra in cosmopolita, rendendola più sofisticata. Sorrise pensando che la destra non poteva contare su un processo simile. E' per questo che la sinistra ha fatto meno fatica a rinnovarsi. Non a delineare grandi programmi, pensò, ma nel cambiare la base soggettiva del quotidiano. Non resta molto spazio per grandi dogmi, quando si parlano tante lingue, si attraversano tutte le capitali e le senti tue, provi sul palato i mille sapori diversi di ciò che è straniero – quelli che prima erano così lontani – accedi a personaggi di fama mondiale, il tuo sguardo, mentre vai al lavoro, inciampa ogni giorno con la leggenda - sia l'Arco di Trionfo, la Basilica di San Pietro, il Campidoglio o la Cattedrale di san Basilio -. Il tuo essere al margine si abitua a vetrine, strade, stili diversi. E non si può più essere gli stessi.



Arrivo a casa. Sono le due: una pentola sul fuoco.

“Cosa stai cucinando mamma???”

“Coniglio!!!” Un pugno allo stomaco mi fa passare la fame. Il mio Karma vacilla. Mi no digo gnente ma gnanca no taso.

“Fortuna che ho lasciato Mirtilla a Torino eh??...”

“Beh, ceo, non l'avremmo cucinata, c'è così poco da mangiare sulla tua coniglia!!”



Sono passati anni e mi stupisce la donna che vedo di fronte al camino, così calma, tranquilla. Sarai capace di rimanere così? Quando deciderai che è l'ora di chiudere la storia d'amore con lui? La distruggerai per paura che diventi così unica da non poterla controllare? O gli chiederai sempre di più, fino a quando deciderai che non è in grado di soddisfarti? Quando te l'ho chiesto hai citato Lacan “Più è il nome proprio di quella fessura da dove, nell'altro, parte la richiesta d'amore”


“Cosa vuoi mangiare domani?”

“Un pezzo di pane, due pomodori e un cetriolo”

“E una banana”



“No, le banane non mi piacciono, piuttosto una pesca”

“e un pometo!”

“No, solo una pesca”

“E dopo?”

“...dopo basta”

“Eh no!!!Quando si cammina bisogna mangiare ogni due ore”

Sgrano gli occhi :“Beh se mangio ogni due ore poi non cammino più!”

“Bon allora ti prendo un'altra banana e un altro pometo!!”


A volte quell'immobilità sembrava una sorta di concentrazione e il suo sguardo, attraverso la finestra, piagato di parole. Erano così tante quelle che cercava di capire, parole scritte, parole nostre, parole di lui.

Si può immaginare la vita della donne come un gioco tra il pieno e il vuoto. Gioco di cui tu non hai trovato la soluzione. (Ma chi l'ha trovata?) non sei neppure caduta nella tentazione di seguire quel che tutti sanno. Subito ti domandi: è questo ciò che devo essere? E il corpo ti pare la forma con cui modellare le risposte. Pieno: la gravidanza. Come se fosse soltanto a partire dalla maternità che la donna acquisisce miracolosamente il significato del suo essere. Funziona per un po', sopprime l'angoscia. La donna è piena fino a scoppiare. Dorme la sua gravidanza. La nascita del figlio la sveglia, a volte brutalmente. Il figlio è ormai nel mondo, lei non ce l'ha più, il suo equilibrio è in pericolo. Nel corpo restano buchi da riempire, e lì si annida la depressione. E' di nuovo sola con il suo vuoto. E si apre la domanda: cosa significa essere donna? Soltanto attraverso il vuoto si è donna e si riesce a immaginare come ci si riempie, nella ricerca eterna della risposta.



La mia famiglia ha nei miei confronti una capacità di annichilimento a dir poco disarmante.

Arriva persino a programmarmi la giornata:


“Eora alle sie tu va a far aperitivi coi tosi, tu torna casa a magnar e dopo tu te cata coi tosi da novo...

Ah, l'altro dì, era in farmacia, el farmacista, no gha pì la morosa eeeeee el ghe sarà al matrimonio anca lù! bisogna pensar a come ti vestirai!!! Ndemo in zerca insieme del vestito, doman!!! Magari un po' scollato!!!”



“Mamma...grazie per la pianificazione della mia vita sociale in paese - rispondo con rassegnata desolazione - Ad ogni modo il farmacista non mi interessa, come nemmeno il nuovo botteghiere...”

“Mamma - riattacco in tono cerimonioso - non mi sposerò...”

(lei sbianca: ho già convissuto con un uomo...ehm, mi correggo, con un trululuc...per 4 anni, sotto il tetto del peccato e contro la legge di Dio)

“ Inoltre – continuo risoluta - mi viene male all'idea di dover cercare un vestito per il matrimonio

già ora..ti prego...la scollatura mi imbarazza, mi vergogno, e poi vorrei sceglierlo io...”

“No!!! Ho già visto come ti sei vestita per il matrimonio di Gianluca!!!No!!”

“Ma ero Catalpa luce di stelle!!!!”protesto nella mia mente!!


Sto diventando come mia madre...”

E' il nostro destino. Siamo condannate ad assomigliare alle nostre madri e la cosa che più odiamo in loro, con tutta probabilità sarà quella che ricalcheremo con più forza”



Cena.

Poso la forchetta. Guardo la mia famiglia e attacco con tono di chi sta per profetizzare una grande verità:

“Mamma” Pausa

“Papà” Pausa

“...quando mi laureo - risolini di sottofondo - vado a vivere con Biason e Mascetti in Val di Susa...”

Mi guardano. Silenzio. Lo interpreto come maggiore richiesta di delucidazioni:

“Mettiamo su un azienda agricola, siamo tutte donne...una roba un po' femminista”

Tre secondi di tombale silenzio che esplode poi in un allegro ma ostile



“Ma che roba femminista e femminista!!!”

e in un batter di ciglia si sta parlando del tempo.


Alla fine” mi dice “Il nostro compito, il compito di noi donne, è quello di dare alla luce dei figli e di chiudere gli occhi di chi muore. Esattamente i due passi chiave dell'esistenza. Come se la storia in realtà dipendesse dalle nostre mani.”



“Sei malata!!!” Inveisce, lo fa tutte le volte che entriamo in argomento “Nel cervello!!!Vegetariana!! Cazzo!!!Quelle che dici sono tutte stronzate!!”

“Fonzy, bel modo di argomentare! - gli dico, lievemente stizzita - Adesso piantala e offrimi un'altra media rossa!!! Vai!!!Vai!!Sparisci!!!”

Capisco perché sono sempre stata al limite dell'alcolismo per tutta la mia adolescenza!!

Hanno uno strano modo di volermi bene, come se tutti questi anni lontana dai loro accudimenti mi abbiano resa un po' pazza.


Dicono che sono malata. Che devo “curarmi” per entrare di nuovo nelle file dei socialmente accettati. Dicono molte cose. Dicono che sono un mostro di egoismo, che è per questo che non ho avuto figli. Dicono che ho sprecato un sacco di energia nel voler essere diversa, ho spinto con forza, arroganza, aggressività, che questo lo fanno soltanto gli uomini. Dicono che ho conosciuto molti amori facili e pochi amori veri. Che non ho un identità. Che per questo ho conquistato tanti uomini, perché con il solo guardarli riconoscevo la mia immagine. Dicono che se rimango sola mi cancello. E non mi vedo. Hanno anche detto che sono cattiva. Che mi sta bene se gli altri mi odiano perché faccio discriminazioni, perché mi annoio, perché non ho pietà degli esseri normali. Perché dico la verità e questo è una tirannia nei confronti degli altri. Dicono che sono fredda. Che non è normale che non mi sia calmata e abbia creato una famiglia. Che cerco disperatamente il calore fuori di me per vedere se riesce a sciogliere il gelo che ho dentro. Dicono che non posso sentire. Che ho qualcosa di così gigantesco che aderisce alle pareti della mia anima, che neppure l'olio bollente riuscirebbe a staccarlo. Dicono che era arrivato un principe azzurro. Che ha tentato di salvarmi e io non gliel'ho permesso. Dicono che il mio peccato più grave è che sono incapace di amare. Che ho speso già tutte le forze. Che per questo sono caduta tra le braccia grandi di quell'uomo, che lì ho tentato di riposare, ma senza riuscirci

Bene, dicono tante cose. Non ho intenzione di dare ragione a nessuno.



Niente! sta roba del vegetarianesimo proprio non va giù.

“Ma hai un altro moroso vegetariano??” mi chiede mia mamma, sommessamente, mentre cucina le lenticchie avvicendandosi tra i fornelli, senza nemmeno voltarsi.

“No...mettiamo in chiaro per prima cosa che non ho il moroso, ok?? - ribatto - Ho smesso di aver morosi, va ben?? E soprattutto starai mica insinuando che sono spinta a fare quello che faccio sotto l'influenza di un uomo?? NO!!! Chiaro?! mi sembrerebbe molto stupido”

“Beh, magari se cominci a mangiare la carne, uno che non pensa che tu sia strana forse lo trovi, no?”

“Mamma, finiamola qua: se il mio vegetarianesimo tiene lontano gli uomini, allora andrò sbandierandolo ai quattro venti!!”

“Tesoro, non dire così” Con sguardo materno, quello tipico delle madri, che urla che sei una creatura meravigliosa principalmente perché il suo ventre t'ha partorita, amore di mamma tua, peccato che poi ti frullino in testa certe idee...

“Sei una donna intelligente e carina...(quasi)...vedrai che troverai un uomo”

“Mamma, non voglio un uomo...”

“Beh trululuc sarebbe ora di smetterla!! che dici?? un uomo...magari...non so...il farmacista...”

Sorrido “Mamma – le dico sospirando - dolce mammina, io penso che non ci sia nessuno lì fuori per me!!e mi metto il cuore in pace, e va bene così, non riesco ad accontentarmi, non posso...Ma dove sta scritto che la realizzazione di una donna sia a fianco di un uomo?! Una donna può essere abbastanza donna da non volerlo un uomo, no? Ho fatto già la cazzata. Ho imparato: l'amore è nel mio caso un sentimento suicida. O io o l'amore. Scelgo.”

“Lui non era per te (e fame na grassia de Dio, no sta mia tornarghe insieme!!!) Cosa vuoi che sia. Non ti preoccupare così, vedrai che prima o poi lo trovi, magari quando meno te lo aspetti! E forse nemmeno questo qua ultimo, (come si chiama già??) era per te...”

“NO! Mamma, io non lo voglio. Non lo sto aspettando. IO NON LO VOGLIO!!Io non sono capace di scegliere bene un uomo. Allora preferisco restare sola!”

“Vedrai che quando trovi quello giusto, magari sarà lui che sceglierà te...”

“No!! mi innamoro dei fessacchiotti, capisci mamma? Io m'innamoro dei cretini!! e in tutta franchezza mi sento molto più tranquilla quando devo fare i conti solo con me stessa, su cui posso veramente contare. Poi di questi uomini ne ho i coglioni pieni, davvero pieni, NE HO I COGLIONI DAVVERO PIENI!!!”

Mio padre si volta, mi guarda, mentre furente termino la mia arringa

“Ceo, atu i cojoni?? è questo il problema!!...”


Si domanda in che momento i segnali dell'elasticità dell'anima, che cresce in modo salutare, si confondono con i segnali di una persona che sta perdendo il controllo. Non è a suo agio con sé stessa. Guarda la gente per strada, i vecchi guardano al passato, i giovani al futuro. Lei dove deve guardare? Pensa alla famiglia Buendìa di Cent'anni di solitudine di Garcìa Màrquez, vorrebbe sapere quante opportunità ha su questa terra.


“Tieni qua...”

“Cos'è sta roba??”

Mio fratello mi guarda colpevole: “Mi dispiace, l'ho scelto io, mi hanno costretto...”

Assassino, penso, venduto al potere della patria potestà. Monto il grugno in faccia.

Eccolo qui, il mio regalo di compleanno: ultra leggero, ipertecnologico, super piatto ma quel che è peggio con tutti gli optional del caso (persino il bluetooth che non ho ancora capito a cosa serve e nemmeno se si scrive così!!!)

“Vedi – mi dice orgoglioso - c'è la fotocamera digitale incorporata, fa anche le foto!!”

Oddio: è il peggio tra tutto quello che poteva regalarmi.

Butto un occhio sul manuale delle istruzioni: UNA BIBBIA!

Un lieve malessere mi cogli all'improvviso.

“Papà...un bel libro il prossimo anno???!che ne dici?? Io sarei davvero MOLTO, ma MOLTO, e ripeto MOLTO più felice...e poi lo sapevate che il cellulare non lo volevo. Chissà quando ci avete speso!!!E poi Fonzy potevi almeno dirottarli sul solito mattone indistruttibile, no?? Conosci le mie travagliate relazioni con la tecnologia...il pc schiantato e immerso nella tisana, il cellulare abbandonato sotto un'acquazzone o perso nella tinozza piena di sangria durante una festa, e poi tutte le volte che lo lancio, inavvertitamente e non (come contro la bella libreria di Artemisia)...vi ricordo in ultimo che ho pure perso il portafogli...insomma: vi sembra il caso di affidarmi più di un centinaio di euro racchiusi in questa fragile particola???”



“Smettila sai, era troppo tempo che quell'altro telefono non funzionava!!! e si parlava così poco!”

...merda, penso, e adesso che scusa invento quando non ho voglia di sentire loro, o qualcun altro.

“Sapremo sempre dove sei, sai se succede qualcosa”

Cazzo penso, sapranno sempre dove sono, e non solo loro...sono fottuta...fottuta...ma come si viveva nel Pleistocene, ovvero al tempo del telefono a gettone??


Sara domanda a sua madre per telefono

Non hai pensato a risposarti?”

No piccola mia. TUTTI gli uomini sono cattivi. E quelli che non lo sono muoiono...”



“Mamma, nel cassetto del mio comodino ho trovato questa!”

sventolo una busta che non ho mai visto prima ma che so esattamente cos'è!

“Tesoro, l'ho messa lì nel caso volessi prima o poi leggerla”

“Potevi dirmelo, no? Magari non la vorrò leggere mai...”



Di che cosa parli?”

Lui ha cominciato ad abbandonarmi” si sedette sulla poltrona di fronte alla scrivania, in un silenzio quasi solenne. Non alzava lo sguardo. Rimase un momento così. Poi:

Se è così difficile mantenerlo al mio fianco, preferisco non averlo”

Che stupidaggini vai dicendo?”

Lo lascerò prima io. Non ho la forza di contenderlo.”

Alle mie proteste alzò il tono di voce

Cerca di capirmi! Non muoio dalla voglia di sposarmi e tu lo sai bene. Sono finita al suo fianco perché ciò che mi ha fatto provare era più forte di me. Non è la ragione che mi ha spinta al suo fianco. Al contrario, è stata solo la follia dell'innamoramento, la perdita del senno. Se permetto alla ragione di intervenire nel mio rapporto con lui o con un altro, il rapporto non dura. L'amore nasce dalle parti più recondite del corpo per salire fino al cervello e lì si ferma. Gli ho detto che continui ad amarmi con il sesso, non con il cervello, perché di questo non ne ho bisogno. Finirà come sono finiti tutti gli altri rapporti. E' stato questo amore che ha lottato per lui e per me, non noi per quello.

Se è un uomo di COSI' grande successo, se c'è una fila di donne, pronte a prendere il mio posto, se la sua convinzione sbanda alla mia prima caduta, non ne vale la pena. Non voglio vivere stando sulle spine. E questo mi dà, per la prima volta nei suoi confronti, la possibilità di scegliere. Niente di ciò che c'è tra noi è stato scelto da me. Né da lui. Ci è successo. Ed è stato così forte che non abbiamo potuto combatterlo. Mai sceglierei – detto in parole povere – di rimanere con un uomo. Questo è il nocciolo.





dal seme di tanto dolore

cresceranno nuove speranze?

La memoria è la mia condanna.

Di tempo tra noi e ora

ne è trascorso abbastanza

per cominciare a dimenticare.

Il ricordo non fa

più male o rabbia

quella che senti strinngerti le viscere.

Una lieve e rassegnata nostalgia

.

E' come se fosse morto

.

Se è morto allora non è un uomo cattivo

.

Ho fatto esattamente ciò che m'ha chiesto.

Fino all'ultimo.

Morto

.

Ho chiuso gli occhi del mio amore.

Questo è il mio compito di donna, no?

Chiudere gli occhi a chi muore...

Non mi sfiora nemmeno la curiosità di leggerla.

Neppure ora che ce l'ho in mano.

Che serebbe così facile.

La guardo e sento che se l'aprissi

quella busta

per me

sarebbe

solo e comunque

vuota.

La lascio così, ancora sigillata.

E' tempo di

lasciarlo andare

nella chiostra della terra

che si inghiotte i corpi.

Terra. Terra. Terra.

La Terra è la Donna.

La Terra dà la vita

e accoglie la morte.

Terra è l'unica altra Donna

con la quale

sono disposta a dividere un uomo.

Ora so che è tempo.

Vado a seppellire

ciò che resta del mio defunto amore.

Sono sufficientemente pazza e saggia.

Prendo la pala.



“Mamma, vado a fare un giro nell'orto...”

“Qual'è il problema, ceo?? Ho già raccolto i pomodori!!!” Mi urla dalla cucina

Mentre infilo le scarpe sull'uscio e mi volto verso la porta di casa, le rispondo con una frase appena letta dal libro:

Qual'è il problema?! Gli uomini, problema non molto originale, specialmente per le donne intelligenti...”



sabato 22 agosto 2009

Parco delle Dolomiti Bellunesi,
annusando sbaglio strada
e non si arriva ai Piani Eterni,
ma trovo le nuvole
e un lago dagli occhi verdi.




















Trovo un altro pezzettino di me.

Lì in cima.


Sono sola tra le nuvole.


Alcune mi si appiccicano contro

lasciandomi impregnata di freddo e goccioline d'acqua.

Non vedo nulla

se non nuvole.




Vanno
vengono
ogni tanto si fermano
e quando si fermano
sono nere come il corvo
sembra che ti guardano con malocchio

Certe volte sono bianche
e corrono
e prendono la forma dell’airone
o della pecora
o di qualche altra bestia
ma questo lo vedono meglio i bambini
che giocano a corrergli dietro per tanti metri

Certe volte ti avvisano con rumore
prima di arrivare
e la terra si trema
e gli animali si stanno zitti
certe volte ti avvisano con rumore

Vanno
vengono
ritornano
e magari si fermano tanti giorni
che non vedi più il sole e le stelle
e ti sembra di non conoscere più
il posto dove stai

Vanno
vengono
per una vera
mille sono finte
e si mettono li tra noi e il cielo
per lasciarci soltanto una voglia di pioggia.



Quando non avevo ancora esperienza di nuvole pensavo che fossero dolci,

soffici

e calde.

Come zucchero filato.

Quando le ho conosciute davvero

ho scoperto essere

irresistibilmente il contrario:

grigie,

fredde,

umide.

Ma di quella sensazione

che il freddo vero ti dà.

Inconsistenti ti trapassano l'anima

e continuano il loro viaggio.

Lasciandoti una gran voglia di pioggia.

Sono stata una nuvola,

per un po'.


venerdì 21 agosto 2009

the winner is...

E per la categoria "Monaca di Monza",
il premio di quest'anno va a...
....rullo di tamburi....
SAXIFRAGA
!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

"Grazie, grazie.
Dedico questo premio a chi non l'ha vinto,
qualcuno sicuramente più furbo di me.
E colgo l'occasione per annunciare pubblicamente
che donerò il mio cervello alla scienza,
così scopriranno qual è il gene che mi manca
per non imparare dall'esperienza."




Luna - Verdena

Dipingimi distorto come un angelo anormale che cade
Offendimi, se odiare è un crimine il prezzo è uguale e fa male
E vedo te, io e te, niente conta in fondo
Illumina annulla le paure oh luna nulla è uguale
Sarò così onesto come se tu fossi il mare, il mare
E vedo te, io e te, niente conta e crolla, crolla
E vedo te, io e te, niente conta in fondo. Iuffa

martedì 18 agosto 2009

La scorsa settimana Marta ha dato alla luce (è proprio il caso di dirlo!) Lucia, proprio qualche ora prima che sua sorella Manuela partorisse Sofia. Luce e sapienza, non male come nomi. Essendo le due sorelle amiche di famiglia le "matuline" (come si dice da queste parti) siamo andate a trovarcele in ospedale.

Bellissime. Lucia è già un po' incazzata: la mamma è al terzo figlio, voleva partorire a casa ma all'ultimo momento sorgono complicazioni immani, la levatrice capisce subito tutto e la porta immediatamente in ospedale dove la fanno aspettare trenta ore di travaglio perchè il chirurgo arrivi e le faccia il benedetto cesareo... la bimba aveva tre giri di cordone ombelicale intorno al collo, se l'è vista brutta, ha ragione ad essere incazzata con il mondo. Sofia invece è piccola e rugosetta, con un gran cespo di capelli neri, ma sembra serena: la sua mamma, al primo figlio, non se l'è sentita di tentare il parto in casa, ma già pensa al prossimo e dice che sicuramente ci proverà...


Uscendo, mia mamma si gira verso di me. "Hai visto quanto erano belle?" dice. Poi si ferma un attimo, e commenta: "E' un periodo che nascono solo femmine... si vede che il mondo ha bisogno di pace. La natura non fa mai le cose a caso."

Io e mia sorella ci guardiamo, stupite da tanta saggezza, e per un momento abbiamo l'impressione di aver capito tutto quello che c'è da capire.

Eh sì.

lunedì 17 agosto 2009

non è facile...

Non è facile tornare. Devi sapere qual è il momento giusto, cosa ti può aspettare e soprattutto devi volerlo. La cosa meno facile di tutte.
Non è facile raccontare. Avere il cuore gonfio di sentimenti, sensazioni, pensieri, sguardi, sorrisi, urla, lacrime, racconti, abbracci, baci, schiaffi. Dati e ricevuti.
Ma parole poche. O tante, ma bloccate tutte in un imbuto da cui non riescono a uscire.
Un groppo in gola difficile da mandare giù.
Non è facile vedere, magari capire, e non poter raccontare.
Perchè tanto, a chi importa? Noi abbiamo tanti problemi tutti i giorni, perchè preoccuparci del campo di ceci devastato da un gregge di pecore?
E in fondo, se la Mafia c'è o non c'è, ma chemmenemport'ammé... Basta che non ci venga a rompere le scatole, che poi magari se c'ho bisogno ci chiedo pure 'nu favore...
Ed è l'ignoranza, che ti porta a fare spirito di ogni cosa. A non prendere sul serio nulla, a non curarti di nulla che non sia il tuo orticello (magari ce l'avessi davvero, un orticello!)
E parli di fare saponette degli extracomunitari, davanti ai tuoi bambini.
Che non capiscono, che la tua è volgarità di saltimbanco che deve fare ridere a tutti i costi, è ignoranza che uccide più del silenzio, che mi genera una rabbia per cui se non fossi mio parente ti eviterei come la peste, ma non si può, perchè non è facile essere la più piccola tra gli adulti in famiglia. Non puoi portare offesa a chi è più grande di te, anche se è il più grande caprone che c'è sulla faccia della terra.
E allora devi anche chiedere scusa, perchè sei ospite sotto lo stesso tetto, e non sta bene litigare, che la gente in paese ci conosce e parla...
E mi fai più schifo di quell'altro lobotomizzato, che poverino, cosa ne può? Parla anche di antimafia, per un attimo penso di aver trovato qualcuno che capisce la mia lingua...
Finchè: "C'è stato solo un periodo in cui la mafia ha subìto un colpo secco. La dittatura. Eh, se ci fosse ancora Mussolini, le cose sarebbero migliori!"
Chiudi gli occhi, ascolti e pensi ad un nostalgico degli anni d'oro della sua gioventù, un pro-zio cresciuto giovane Balilla, che oggi già è tanto se se ne ricorda, e lo lasci parlare.
NO, cazzo, no. E' un ragazzo di neanche 30 anni, arruolato nell'Arma da quando ne aveva 18, quindi in lavaggio del cervello perpetuo da ormai oltre 10 anni. E ti racconta con orgoglio, che lui è stato in Bosnia, e in Kosovo, e in Albania... Che lui c'ha schifo dei pakistani, perchè li ha visti lui, violentare i bambini. Come se fosse lo sport nazionale e non un cazzo di scenario di guerra. Perchè, ci credi ancora quando ti dicono che vai a fare le "missioni di pace"? E dimmi, quale pace prevede che tu sia pronto a sparare? Dimmi, hai già ucciso qualcuno? E cosa racconti ai tuoi genitori, che ti portano in palmo di mano, l'eroe di famiglia? Non so se mi fai più schifo o pena.
Ma la rabbia rimane. Perchè la famiglia, anzi la famigghia, dà retta a voi. E se dite: "Che ne puoi capire tu, che ne sai della vita? L'hai studiata sui libri. Crescerai e capirai." Loro aggiungono anche che sei femmina, e che già è tanto se sei arrivata dove sei, che non devi esagerare che già così i tuoi ti lasciano fin troppo libera di fare ciò che vuoi...
E allora capisco perchè mia madre si è sposata a 18 anni. E capisco perchè sostiene le mie scelte, che per una madre non devono essere facili. E perchè ascolta interessata i miei racconti.
E allora a lei racconto. E non ci fa caso se mentre parlo scende qualche lacrima.
Sa già che non è facile.

giovedì 13 agosto 2009

Quando mi chiederanno di quest'estate, comincerò dicendogli dove abbiamo dormito...


Pavimento di marmo.

La bottega dei liberi saperi e sapori.
Bene confiscato alla Mafia.
Palermo.
Piazza Politeama.
(PA)

Prima sera 44 gatti in fila per sei col resto di due davanti a un solo bagno.



Tenda da due. Gavetta da uno. Wiky al mio fianco. Calzettoni di lana. 1200metri slm. Nebrodi.
(ME)


Lancia Musa, o come ormai l'avevo affettuosamente rinominata "il musetto" (che nella mia lingua significa: cotechino).
Lungomare, Fiumefreddo
(CT).




Spiaggia di Bagnara Calabra. Sabbia anche nelle orecchie.
(RC)




Centro di Firenze. Nel musetto, davanti a Santa Maria Novella. In probabile divieto di sosta.
(FI)



Bivacco Cotozzo.
"La porta non si chiude..."
"Di cosa hai paura?"
"Mica delle bestie, degli uomini!!...dei monaci benedettini!!"
Un tavolo a bloccare l'entrata.
(AR)



Rifugio Fangacci.
"Salve, vorremmo chiedervi un favore. La forestale c'ha detto che il rifugio era aperto,
sta imbrunendo, non sappiamo dove dormire. Contribuendo alle spese, avreste mica un pezzettino di pavimento sotto il tavolo da prestarci per stanotte?"
Una porta chiusa in faccia in malo modo e tre ragazze rispedite nel fitto del bosco.
Ce la caviamo anche sta volta.
(AR-FC-FI)



Stazione di Bologna.
Espresso Bologna-Torino.
Il nostro scomparto è in realtà un asilo.
(BO --> TO)


Ho viaggiato dentro me.
Nei libri.
Nella terra.
Nella speranza.
Nell'entusiasmo.
Nei canti.
Nei passi.
Nei racconti.
Negli occhi.
Nella forza dell'essere femmina.
Nell'amicizia.





Persa
.
Chi sono?
Pensavo che mi sarei ritrovata
in viaggio.
In fondo
non sono mai stata davvero certa
di chi sono veramente
.
Persa
.
La mia identità istituzionale

alla Vucciria.


Bel posto in cui smarrirla,
tra le bancarelle di fichi d'india e spezie.
"e mi dica, il portafoglio era in pelle o in cuoio?"
"..in canapa..."
"Sà lei è la prima persona che fa denuncia di smarrimento di portafogli
e che sorride"
Credo che a volte
perdersi è solo il primo passo per ritrovarsi
.

"..beh...guidi pure, se le fanno storie è solo un viglile travestito da poliziotto"



Annusare l'aria della Sicilia,
godere dei suoi sorrisi,
illuminarsi dei suoi occhi

le mani,
la terra,
i racconti,
l'entusiasmo.

Terra dura nel bene e nel male.
Un campo di ceci distrutto, ma la lotta continua.






Cado
.
Un ginocchio sbucciato
.

I Domenici
(nostre gentili balie
che ci accudiscono e ci scortano
nel nostro viaggio di resistenza nella terra)
mi portano alla fonte d'acqua

e Paulin coi suoi saperi e sapori d'Africa
coltello alla mano,
taglia un tocco di Aloe, la spella
e mi medica la ferita.

Mi insegna le proprietà di queste piante che non conosco
perchè nelle mie valli non crescono.

Le sue mani di ebano.
Scambio di saperi
che si nascondono nelle erbe
e nelle tradizioni dei popoli.


Un enorme frutteto di peri biologici.
Assaggiamo tutte le varietà.
Il nostro entusiasmo
si riperquoterà poi sui nostri intestini.
Tutti in vigna.
Io Wiky e Cla
togliamo le scarpe
per sentire la forza di quella terra
.


Il piccolo Matteo.
Figlio di Umberto,
un bel papà combattente
di quelli tosti
che sceglie di andare contro
per regalargli un mondo migliore.
Gli leggo nel volto
e nelle parole
parte dei miei "credo"
e gli stringo forte la mano.
Seme germogliato.

Speranze che nascono
e piano crescono
i
n un asilo multietnico a Ballarò
nel quale non si può che amare le differenze




Pio la Torre
.
Troppo il tempo che passsa dalla confisca
all'assegnazione dei terreni.
Allora ci si tira su le maniche e
si piantano 70000 piccole viti

sul pendio che una volta
era
di Totò Riina
e di Buscetta
.
E si sa che c'è sempre qualcosa che va storto
che lo zampino della mafia c'è
negli ulivi distrutti c'è
nei campi bruciati c'è
nel silenzio e nell'omertà c'è
nell'accettazione che sia inestirpabile c'è
nell'ignoranaza c'è
c'è al Governo Berlusconi
(Dell'Utri = mafia = massoneria = Forza Italia)
ma c'è anche chi ama troppo la propria terra
per smettere di lottare per un mondo più giusto,
che ha la forza d'andare avanti nonostante tutto.
C'è che mi specchio negli occhi
di chi resiste.
Memoria,
sforziamoci di ricordare
poichè siamo una Nazione troppo distratta
e facile al comodo narcotizzante oblio,
piena di cicatrici che non vogliamo vedere
che ci piace nascondere.
Le cicatrici sono
lezioni che non si possono dimenticare.
Nessun Italiano
può dimenticare.




So cosa voglio fare nella vita.
Il mio cuore è sempre stato una zolla di terra.
Penso a Pernice, che pensa a noi.



Portella della Ginestra
.
Sotto agli occhiali da sole,
mentre ascoltiamo le storie di chi è sopravissuto
alla strage e al tempo
si bloccano le lacrime
del dolore ma soprattutto della rabbia




Mario Nicosia:

"Noi 5 cose vi abbiamo regalato:
1- la costituzione
2- la democrazia
3- il voto alle donne
4- l'istruzione
5- la libertà"
.
E porca puttana d'improvviso mi schiaccia
la preziosità di questi semi
in mano alla nostra generazione.



Casa Impastato
.



Percorriamo contandoli i cento passi.
1
2
3
4
5
...
10
..
100 passi
.
Una casa chiusa
con la ringhiera del balcone rossa.
Il mostro di Tano Badalamenti
.
Conosciamo Michela Buscemi
e rimpiango di non aver incontrato Felicia
abbracciato Rita Atria
e chiacchierato con Piera Aiello,
ma per lei c'è ancora tempo.
Donne.
In Sicilia essere donne
per alcune
è molto più difficile che altrove
.
Penso a Peppino,
guardo le sue foto,
sfoglio i suoi libri.
Leggo del movimento delle femministe di Cinisi.
Delle proteste ambientaliste.
Leggo le ultime cose dette a radio Aut.
Leggo le bugie sui giornali
.
Ci sono anche degli scout.
Tristezza nel percepire
la loro mancata presa di coscienza
davanti a tanta importanza
.
"Forse la nostra,
è solo una sensibilità diversamente abile
e molto rara"
Ci diciamo
.
Compro un libro:
Amore Non Ne Avremo.
Raccolta di poesie di Peppino
.
Il comunismo
non è oggetto
di libera scelta intellettuale
nè vocazione artistica:
è una necessità
materiale e psicologica
.
Ecco cosa succede
quando un bambino
vuole imitare i grandi:
rendere indecifrabile
la loro imbecillità
.



Pizzeria di Giovanni Impastato
.
Altri sapori di legalità.
Lui spilla una birra,
si siede al nostro tavolo
e comincia a raccontare.
Il nostro è anche un viaggio
di parole nella memoria.
Un'eredità orale e morale
che ci viene lasciata
da raccontare.

Intrecciano il loro viaggio col nostro
anche due reporter.
Documentano:
Vajont,
mi emoziono per la mia gente e la mia valle
.
Il diritto allo studio delle donne in Sudan
.
Le guerre dell'acqua in Asia
.
Ci diamo appuntamento a un primo Maggio
nella loro terra: Norvegia.



A29
Vicino a Palermo
.
Io che dico a chi guida
"Va pian toso"
ma stavolta non perchè ho paura della velocità
ma perchè siamo allo svincolo
di
Capaci.



Un groppo alla gola.
Falcone.
Un groppo alla gola anche ora,
mentre lo scrivo.




Le loro idee camminano sulle nostre gambe,
sui pendii dolci dei Nebrodi
.
Musica
"Alza il pugno,
alza il pugno,

mia dolce rivoluzionaria,
alza il pugno..."

.
Canti di resistenza
montagne brulle
pascoli gialli e secchi.
Sete.



Bella ciao,
Bandiera rossa,
Fischia il vento.
Il sole a picco sulla testa.
Niente acqua.

E si cammina.
Omnia mea mecum porto.
L'importanza dell'essenzialità.
Il superfluo pesa come non mai.
La forza delle scelte
che passo dopo passo
ci portano ad essere quello che siamo
.
Comincio a ritrovarmi
nello stesso passo
delle due compagne
viaggiatrici
al mio fianco
.
"Nella nostra vita precedente, secondo me,
siamo state delle staffette partigiane"
"Secondo me, tutt'ora siamo delle partigiane
nel senso che parteggiamo"


Ascolto il mio respiro
quando il pendio è aspro.
lo coordino coi passi.
E penso.

Quando sono innamorata sono stupida
(anzi solo più stupida)
.
"Ma Sara, dimmi,
come hai potuto sopportare tanto quell'uomo?"
"Come ho fatto a sopprtare me stessa,
vorrai dire.
E' STATA COLPA MIA.
E' per questo che ho chiuso il capitolo matrimonio.
Perchè se mi innamoro,
perdo ogni dignità.
Perchè sono un essesre umano
che è stato capace di vivere quello che ha vissuto,
per scelta.
Mi vergogno della Sara di quegli anni:
se mi è successo quello che mi è successo,
è stato perchè io l'ho permesso."
.
Troppi uomini
mentre sogno
.

Scelgo
.

Al mio fianco nessuno
.




Gole dell'Alcantara
.



"Alcantara si chiamerà la nostra prima capra,
perchè significa Diavolo"
Il torrente freddo,
che fa male alle membra.
Ricordo che l'ultima volta che ci sono stata
ho pensato che
tra questi muri di roccia nera
forse sarei morta.
Artemisia viene salvata da un principe,
ma lei non ha bisogno d'essere salvata.
Lui non lo sa,
e lei glielo lascia credere.
Un pò come facciamo tutte.



Perso
.
Anche il traghetto.
Insieme al biglietto.
Nella mia valigia metto:
una maglietta con scritto superculo
una lozione per chiappe bollenti
un ammiraglio
una drag queen
un gay pride
un paninaro
degli ammortizzatori
superman
un sacco a pelo invernale
dei fichi d'india
l'etna
una maglietta gialla con un pagliaccio che vomita
il simbolo della trinacria
una borsa in paglia
della senape avariata
della ruggine
Andrea Boccelli
degli orecchini a forma di carretto siciliano
la manna dal cielo
una gavetta con dentro nascosto il lettore cd
...
Tutte le volte che salgo su Caronte
che mi riporta alla terraferma
qualcosa mi si blocca nel petto.
Una nostalgia forte
un pezzo di carne che si strappa.
Ancora non ho ben capito perchè mi fa così male
lasciare la Sicilia.
Seppur dolce e materno il tentativo
di attenuare questa fitta
cullandomi del suo mare,
distesa nera
nel buio
in cui si riflettono
luci di Messina
lampeggianti blu
della polizia
sulla manifestazione
NO PONTE.



"...crede effettivamente che le mestruazioni
siano la croce della vita delle donne,
come se con dolore e sangue pagassero,
mese dopo mese,
anno dopo anno,
l'essere padrone
del privilegio di riprodurre.
La cosa sconcertante è che di solito
è giusto pagare per i propri peccati,
non per i doni...
La nostra è una via crucis,
un castigo per essere capaci di partorire"



Zaini in spalla.
Riallaccio stretti gli scarponi
.
Mi perdo nel tempo.

Che non importa più.
Non so mai che giorno è.
L'ora abbiamo imparato a calcolarla col sole.



Sul crinale Appeninico
.

Confini.
Frontiere.
Sono naturali.
Ma hanno poi tutta questa importanza?
Sul limite.
Non si è mai davvero da nessuna parte
eppure allo stesso tempo da entrambe.
Sulla cresta delle montagne,
si domina tutto.
Il mio posto.
Io non supero il limite
Io sono lì.
Ritrovo un altro pezzo di me.
Guardo giù.
Paura del vuoto
ma irresistibilmente attratta dalla profondità.
Anche negli uomini.
Problema: spesso mi confondo.




Leggo.
Capitolo dieci
.

"Pensa come sarebbe davvero sovversivo
se le donne smettessero di desiderare gli uomini"



Buio, la notte scende,
il canto della civetta

fruscio di fronde e tronchi che cigolano.
"cos'è questo rumore?? Wiky...Wiky...Kiwi"
Il freddo che gela lo stomaco,
dormiamo più vicine.



"Ma andate a tutti i matrimoni insieme???
Un giorno, vi sposerete anche voi!
Anzi no
TU no,
e questo non per togliere alle tue capacità seduttive,
quanto più per esaltare la tua intelligenza!"



Piove
.
Acqua, scroscia a fiumi, sui nostri passi
che alla fine si arriva, si vuole arrivare
.
"Fischia il vento
urla la bufera
scrpe rotte
eppur bisogna andar
a conquistare la rossa primavera
dove sorge il sol dell'avvenir"

Cantiamo.



Il monaco benedettino
.
Mi spaventa.
Ci scaccia in malo modo

dalla chiesa dell'Eremo di Camaldoli,
come si scacciano i gatti randagi.



Lui bianco, puro.
Io vissuta di fatica.
Stanca
sudata
e felice.
Con l'impronta del sole
sulla pelle.
I ricci corallo
scompigliati
mi fanno apparire
una gorgone.



"noto nel fare legna che siamo molto più efficienti degli uomini
che invece si prodigano nell'esibire la
loro forza disperdendo energia...

vedi io non ho nessun problema ad ammettere che sei una gran figa!"
"Nemmeno io...sei una gran figa!!"
Il fuoco del bivacco,
la zuppa che bolle.
Tutti gli odori nelle mani.




Siamo sole
.

Nel buio del bosco
.

Nessuno sa dove siamo,
nemmeno noi
.
Perse
sapendo benissimo comunque dove andare
.
Già Emilia o ancora Toscana?
Lo capiremo dalla parlata.



Tanti ruzzola merda
.

"Oh guarda, due che si amano"
"O magari solo che amano la merda"
"O magari si amano nell'amare la merda"
"Qundi ci si ama nell'amare le stesse cose?"



Ma prima o poi arriveremo in cima
ammutolite dalla mastosità di questi boschi
e dalla sacralità di questi alberi,
colonne di templi che reggono la natura
.

Affascinate dai contorsionismi di un tronco
.

Ammaliate dalle radici verdi e morbide di muschio
.

Tutte in quel sacro tutto
.




Dalla cabina del telefono a gettoni
"Ciao mamma!!!sono giorni che non...
no, nessuno mi ha sparato, mamma...
il mio cellure è rotto...
..no..non ne voglio un'altro...
non è il momento!!!MAMMA!!!
Ti devo raccontare...
Non so da dove partire...
ho incontrato persone che...
...la lotta...
i compagni...
giustizia, legalità...
credo che un'altro mondo sia possibile...
La fatica,
il sudore,
viaggiare solo sulle mie gambe...
Non ho più il portafogli,
non posso dimostrare che io sono davvero io,
ma non sono mai stata più io di così...
a dir la verità non so bene nemmeno dove sono...
e che giorno è???...
Sugli Appenini,
ma sto bene,
mi sono successse robe,
Papà??
Che meraviglia!!
che montagne,
i boschi....
....Puzzo da far schifo....
ma siamo davvero tipe toste!!
..ho finito i schei!!
Un strucon"




Quello che ho sentito e visto è così forte
che non so bene da dove iniziare a raccontare,
e nemmeno come,
che non sono buona a parole
.
Forse per spiegare davvero il nostro viaggio,
quando mi chiederanno di quest'estate
comincierò dicendogli dove abbiamo dormito...


di ritorno da un viaggio

omnia mea mecum porto.

in montagna si canta.

e neppure quella notte è venuto meno il mutuo soccorso.
una bottiglietta d' acqua che ti permette di cucinare la cena.

sul monte penna, il crinale degli appennini.
luce, pioggia, un bosco. e uno zaino giallo.

lo zimbello delle guardi forestali, un bivacco aperto, un tavolo di legno contro la porta, un fumo soffocante.
un luogo dove trovare rifugio.

mavia, il terrore degli scout.
frate bianco docet...

e poi arrivare sul punto più alto degli appennini.

grazie, <3