mercoledì 15 febbraio 2012


"Tutto avviene in silenzio, anche le manganellate, si sente soltano il cracra dei corvi che si riprendono il cielo d'inverno. Pensiamo di essere pochi, e invece continua ad arrivare gente mai vista, che nessuno aspettava. E si scatena un temporale: un temporale di poliziotti e manganelli e pioggia, da scappare lungo le rotaie e scappando guardare le rotaie per non scivolare, mentre loro vengono avanti all'impazzata con i gipponi lanciati, non ancora i gipponi assassini di pochi mesi dopo, ma corpi blu e neri possenti, contro i nostri corpi, masse in corsa per colpire, non per fare paura. E allora addirittura le finestre del quartiere si aprono sopra le nostre teste, per guardare, e si aprono i portoni per nasconderci e persino le porte dei piani, se quelli vengono su verso di noi: i negozianti escono sulle soglie per capire, e la fuga diventa una festa, sparpagliati per quartieri e mercati a sud della città, lungo quei corsi grandi che sfiorano il ventre della Fiat e le famiglie degli operai inghiottiti dal diavolo che pure spalancano le loro case per proteggerci, ancora ci tengono per figli in quell'utimo inverno di pace.
Quella giornata la segnammo per noi, la polizia fece cattivo raccolto. Io ricordo che fu Igor a portarmi via come se mi tenesse a battesimo. Scappai lungo un mercatocoperto sostenuto da funghi di cemento e poi per un gerbido in discesa che costeggiava una vecchia cascina sopravvissuta alle tangenziali e al cavalcavia, lungo palazzoni da piano regolatore in espansione, fino al mercato delle verdure in via Baltimora, una striscia di campagna strappata alla spine verticali anni sessanta, con i mattoni a vista e le coperture dei balconi in vetrocemento che facevano ombra alle bancarelle, e a terra folla e mazzi di carote, peperoni, banane, arance e voci di signore grasse, e noi coi volantini improvvisati e gambe stanche per la corsa, e adesso sembra strano ma le donne con la borsa della spesa la posavano la borsa, e ci abbarcciavano, a me una diede un mandarino di quelli perfetti con la buccia staccata dagli spicchi, e di nuovo era festa e ti asciugavi via la pioggia e ti sentivi forte, sembrava un inizio, eravamo nascosti nella folla, pezzi della folla e forti di quella folla." 




Luca Rastello Piove all'insù


1 commento:

canGiando ha detto...

Bellissimo Blog. Complimenti.