domenica 7 febbraio 2010

Forse posso andare più in alto.
Forse una palafitta
non è abbastanza alta
per non farmi prendere.
Come dici tu.
O forse proprio lì sono stata così in alto
e così libera come non mai.
E proprio lì, nessuno può prendermi.
Non credo più nel senso dell'appartenenza.
Quello che desideriamo,
o che desideriamo possedere
finisce per possederci.

Li ho amati tutti.
Poi ne ho amato uno solo.
Li ho odiati tutti.
E io.
Ora.
Voglio solo essere libera.
Io e basta.

Libera di scendere a valle
come acqua
se arriva l'alluvione e il fiume straripa.
Libera di restare su un argine
a guardare il turbinio delle macerie della mia casa.
Nulla mi appartiene
e a nulla voglio appartenere.
Voglio scivolare.
Come un pinguino nella caverna.

Omnia mea mecum porto.
La vita è un viaggio.
Le cose che davvero servono sono poche.
E sono quelle poche che ti bastano
a farti sentire bene.
Forse sono patologica
a pensare che mai nulla sia abbastanza.
E questa malcelata
irrequietudine
nomade
che mi spinge sempre ad andare,
perchè appena più in là,
su una cima di una montagna,
immersa in un corteo,
con la salsedine che mi punge il naso,
in una sala chirurgica,
c'è sempre qualcosa più in là,
da raggiungere.
Non riesco ad accontentarmi.
Non posso.
Non ci riesco.
Nessuno mi prende.
Nessuno ce la fa.
Perchè non mi lascio prendere.
Da nessuno.
Cortile o casa che sia,
non è roba mia.
Forse è come il cioccolato.
Puoi scegliere di non mangiarne più.



E se le disillusioni
sono in fondo illusioni
allora siamo sempre
punto e a capo.

1 commento:

Catalpa Bignognoides Nana ha detto...

Ah...e poi ha ragione la bionda: quando smetti di aspettarti le cose, perchè è sbagliato aspettarsele, allora trovi da stupirti per qualsiasi cosa. Questa sensazione vergine che ti connette al mondo è un frammento di autenticità nei nostri viaggi.