lunedì 7 settembre 2009

Aula studio, freddo becco, siamo nel reparto frigo, magari ci manteniamo più giovani. Mi stanno venendo i geloni ai piedi. Testa bassa sui libri e " mi raccomando non dire a nessuno che m'hai vista qua che c'è un tizio a cui devo degli appunti e questi appunti disgraziatamente al momento sono in un paese extraeuropeo...una storia lunga...già mi sento una merda..."
Si fa sera, non sentiamo più le estremità del corpo. Il delirio da studio detronizza il mio cervello. Lei fa scivolare verso di me un libro dalla copertina gialla.




Tutte mi prestano libri quando sanno che non faccio più sesso e il mio letto si riempie di amanti di carta.
Sorrido e accolgo benevola il dono.
"Passi il testimone?! Brava!!così adesso io leggo e magari tu fai sesso!!"
Lo sfoglio e leggo a caso...

Il suo rapporto con Rachel era un po' bizzarro, o almeno, Will lo considerava bizzarro, cioè molto diverso da ciò che, secondo lui, David Cronenberg o quel tizio che aveva scritto The Wasp Factory (Iain Banks N.d.T) avrebbero considerato bizzarro. La cosa bizzarra era che non avevano ancora fatto l'amore, anche se erano alcune settimane che si vedevano. Ma l'argomento non saltava mai fuori. Era quasi sicuro di piacerle, nel senso che sembrava che a lei facesse piacere vederlo e che non sembravano mai rimanere a corto di cose di cui parlare; lui era più
che sicuro che lei gli piacesse, nel senso che gli piaceva vederla, che voleva stare con lei per tutta la vita e che non riusciva a guardarla senza sentire che le pupille gli si dilatavano in maniera esagerata e anche un po' comica. Insomma, si piacevano entrambi in modi diversi.
Da ultimo, lui aveva sviluppato l'impulso quasi irresistibile di baciarla quando lei diceva qualcosa di interessante, e lo considerava un segnale positivo, dato che non aveva mai, prima di allora, voluto baciare una donna solo perché era stimolante; di questo stesso segnale lei invece cominciava a diffidare, anche se non sapeva realmente, secondo lui, cosa stava succedendo.
Quel che succedeva era che lei parlava in modo dìvertente, appassionato, intrigante, con vivacità e intelligenza di Ali (la figlia), o di musica, o dei suoi dipinti, e lui cadeva in una sorta di
fantasticheria, forse sessuale ma sicuramente romantica, poi lei gli chiedeva se stava ascoltando e lui, imbarazzato, esagerava nelle proteste a tal punto da far pensare di non essere stato attento perché lei lo annoiava a morte. In realtà era un po' un doppio paradosso: gli piaceva così tanto chiacchierare con lei che a) sembrava dallo sguardo che stesse glissando e b) voleva farla smettere di parlare coprendole la bocca con la sua. Così non andava e bisognava fare qualcosa, ma non sapeva proprio cosa: non si era mai trovato in una situazione di quel genere.
Non gli dispiaceva avere un'amica; l'essersi reso conto durante la serata con Fiona di non aver mai avuto alcun tipo di rapporto con una donna che non avesse desiderato sessualmente
lo disturbava ancora. Ma il problema era che lui aveva davvero voglia di fare l'amore con Rachel, tanta, e non sapeva se sarebbe riuscito a sopportare di rimanere seduto sul divano con gli occhi che gli si dilatavano esageratamente per dieci o vent'anni ancora, o almeno quanto avrebbe resistito un'amica (e che ne sapeva lui di quanto avrebbe resistito un'amica?) mentre lei era così inconsapevolmente sexy raccontando di come si disegnavano i topi. Per essere più precisi, non sapeva se lo avrebbero sopportato le sue pupille. Dopo un po' non avrebbero cominciato a far male? Era quasi sicuro che non gli avrebbe fatto un gran bene tutto quel dilatarsi e quel contrarsi, ma con Rachel sarebbe ricorso al mal di pupille solo come ultima spiaggia; esisteva una remota possibilità che lei potesse voler far l'amore con lui per salvargli la vista, ma avrebbe preferito trovare un'altra strada, più convenzionalmente romantica, verso il letto di Rachel. O verso il proprio. Non gli importava in che letto lo facevano. Il punto era che non succedeva e basta.
E poi quella sera successe, così, per motivi che al momento non gli riuscì di afferrare, anche se più tardi, ripensandoci, gli vennero in mente un paio di idee che sembravano quadrare, ma che avevano anche implicazioni un po' allarmanti. Un momento stavano parlando, il momento successivo stavano baciandosi e il momento dopo ancora lei con una mano lo stava conducendo di sopra e con l'altra si stava sbottonando la camicetta di jeans. E la cosa bizzarra era che non aveva sentito aria di sesso, almeno per quel che poteva dire lui; era andato a trovare un'amica solo perché si sentiva un po' giù. Ecco quindi la prima delle implicazioni allarmanti: se finiva col fare l'amore quando non era riuscito a capire che era già nell'aria, era ovvio che le sue abilità di detective in campo sessuale lasciavano parecchio a desiderare. Se, subito dopo una chiacchierata apparentemente priva di allusioni sessuali, una donna bellissima ti conduceva verso la camera da letto cominciando a sbottonarsi la camicetta, era evidente che qualcosa, da qualche parte, ti stava sfuggendo. Iniziò con un colpo di fortuna cui, al momento, Will non fece caso: Ali restava fuori a dormire, a casa di un suo compaguo di scuola. Se in qualsiasi altra fase del loro rapporto Rachel gli avesse detto che era momentaneamente libera dal fardello del figlio psicopatico affetto da complesso di Edipo, lui, allora, avrebbe preso la cosa come un segno mandato dal Signore Dio Onnipotente per dirgli che stava per essere scopato, ma in quel momento Will non ci pensò neppure. Andarono in cucina, lei fece del caffè e ancora prima che l'acqua avesse iniziato a bollire lui si lanciò nella storia di Fiona e Marcus e del senso.
« Che senso ha? » fece eco Rachel. « Cristo. »
« E poi considera che io non ho un Ali. »
«Tu hai un Marcus. »
« è dura pensare a Marcus come al senso di qualcosa. So che è una cosa orribile a dirsi, ma è vera. L'hai conosciuto. »
« è solo un po' confuso. Ma ti adora. »
A Will non era mai venuto in mente che Marcus (il finto figlio di Will) provasse qualcosa nei suoi confronti, soprattutto sentimenti visibili a terzi. Sapeva che a Marcus piaceva andare a casa sua, e sapeva che parlava di lui come di un amico, ma questa per Will non era che la prova dell'eccentricità e della solitudine del ragazzino. Ciò che aveva detto Rachel sul fatto che Marcus sentisse dell'affetto vero per lui cambiava un po' le cose, proprio come succedeva ogni tanto quando scoprivi che una donna che non avevi notato era attratta da te, cosicché finivi col riconsiderare la situazione e col trovarla molto più interessante di quanto non avessi mai fatto prima.
«Tu credi? »
«Ma certo.»
«Non è comunque lui, il senso. Se stessi per ficcare la testa nel forno a gas, e tu in quel momento mi dicessi che Marcus mi adora, non necessariamente la tirerei fuori. »
Rachel rise.
« Cosa c'è di così divertente? »
«Non so. L'idea stessa di potermi trovare in una situazione del genere. Se al termine di una serata tu finissi col ficcare la testa nel forno a gas, dovremmo concludere che la serata non
è stata un successone. »
«Non... » Will si interruppe, e poi riprese a fatica, con tutta la sincerità che riuscì a chiamare a raccolta, e con molta più sincerità di quanto la frase potesse esprimere. «Non ficcherei
mai la testa nel forno a gas alla fine di una serata con te. »
Nel preciso istante in cui lo disse si rese conto di aver fatto un grave errore. Lo pensava davvero, ma fu proprio questo a provocare l'ilarità: Rachel rise e rise ancora finché gli occhi le si riempirono di lacrime.
«Questa » disse tra una boccata d'aria e l'altra, « è... è la... cosa... più... romantica... che mi abbiano mai detto. »
Will rimase lì seduto senza sapere cosa fare e con la sensazione di essere l'uomo più stupido del mondo, ma quando le cose si calmarono sembrarono arrivati in un luogo diverso, un posto dove riuscivano a essere più affettuosi e meno tesi l'uno con l'altra. Rachel fece il caffè, trovò qualche vecchio biscotto alla crema e si sedette con lui al tavolo di cucina.
«Non hai bisogno di un senso. »
«No? A me pare di sì. »
«No. Vedi, ho pensato a te. A come devi essere tosto per fare quello che fai. »
«Cosa? » Per un momento Will fu del tutto disorientato.
«Tosto», « Fare quello che fai »... Queste non erano frasi che venivano usate troppo spesso parlando di lui. Cosa cazzo aveva detto a Rachel che faceva? Che lavorava in miniera? Che
insegnava a giovani delinquenti? Ma poi si ricordò di non aver mai raccontato a Rachel alcuna bugia, e il suo disorientamento assunse un aspetto diverso. «Che cosa faccio? »
«Niente. »
Questo era appunto ciò che Will pensava di fare. « Quindi com'è che devo essere tosto per fare questo? »
«Perché... la maggior parte di noi pensa che il senso abbia a che fare col lavoro, o i figli, o la famiglia, o cose del genere. Ma tu non hai nessuna di queste cose. Tra te e la disperazione
non c'è niente, eppure non sembri una persona molto disperata. »
« Sono troppo stupido. »
«Non sei stupido. Quindi com'è che non metti mai la testa nel forno?»


E poi, lo sfoglia lei, mentre sto ancora sghignazzando.
"Leggi qua" dice:


«Questa è la goccia che fa traboccare il vaso, però» disse Katrina.
« Idem. »
« Almeno fino alla prossima goccia. »
Risero entrambe, ma era vero, pensò Will. Ci sarebbe sempre stata un'altra ultima goccia. Ellie stava uccidendo Katrina, e Marcus stava uccidendo Fiona, e avrebbero continuato per anni e anni a ucciderle. Loro erano le Morte Viventi. Non riuscivano a vivere, non come si deve, e non riuscivano a morire;

"Sono d'accordo a pieno!!!I rapporti a due sono lentamente depauperanti: ti succhiano forza, energia, tempo...bene o male ci riducono a delle morte viventi! Gli uomini veramente bravi, mossi da pietà, almeno t'uccidono!"

"Eeeehm...in realtà si sta parlando del rapporto madre-figlio, non uomo-donna!!!"

"Opssss!!!"

4 commenti:

Saxifraga Florulenta ha detto...

sarebbe anche ora, così la smetto di scrivere email chilometriche e infinite filippiche piene di elucubrazioni... :)
ps: Ali è Alistair, FigliO di Rachel... tu domani ricordati la Serrano!

Babigirl ha detto...

Catalpa, ti serve una serata letteraria!!! 'Spetta che finiamo tutte 'ste cose sull'autofinanziamento e torniamo in casa sotto chili di trapunte a sorseggiare thé tisane caffé e coccolata calda con taaaaanta panna... e non mi sfuggite cchiù!!! Parola di Babi (e si sa che i Babi non mancano mai alla parola data)

Catalpa Bignognoides Nana ha detto...

Eh...so che i babi sono di parola...e non vedo l'ora!!!
A presto...tra l'altro faccio sogni strani: ho sognato che uno dei miei ex mi richedeva in moglie. Io naturalmente, strabuzzavo gli occhi e dicevo che era impazzito, e pensa te, per convincermi mi diceva che tanto già aveva ordinato l'abito da sposa RIASSEMBLATO con vecchi abiti del TRICICLO!!!per fare un matrimonio a impatto zero!!!Mi son svegfliata male, stamattina, con un furetto per capello!!!!
E poi ho sognato i sette nani...mah...

Catalpa Bignognoides Nana ha detto...

E comunque, con tutto quello che sto leggendo, mi sento pronta a qualunque tema per la serata letteraria, yoga demenziale, sesso tantrico, revisionismo fiabesco, saggi sulla globalizzazione, erbe e terapie con le erbe, ricette di cucina,l'omeopatia nel bovino, il femminismo spinto,bestseller da quattro soldi, testi sacri, gialli-thriller, poesie...e potrei continuare ancora per troppo...