giovedì 19 novembre 2009




Siamo pervase dalla nostalgia per l'antica natura selvaggia.
Pochi sono gli antidoti autorizzati a questo struggimento.
Ci hanno insegnato a vergognarci di un simile desiderio.
Ci siamo lasciate crescere i capelli e li abbiamo usati per nascondere i sentimenti.
Ma l'ombra della Donna Selvaggia ancora si appiatta dietro di noi,
nei nostri giorni, nelle nostre notti.

Ovunque e sempre,
l'ombra che ci trotterella dietro
va indubbiamente a quattro zampe.



Pinkola Estés Clarissa




2 commenti:

Catalpa Bignognoides Nana ha detto...

I lupi sani e le donne sane hanno in comune talune caratteristiche psichiche: sensibilità acuta, spirito giocoso, e grande devozione. Lupi e donne sono affini per natura, sono curiosi di sapere e possiedono grande forza e resistenza. Sono profondamente intuitivi e si occupano intensamente dei loro piccoli, del compagno, del gruppo. Sono esperti nell'arte di adattarsi a circostanze sempre mutevoli; sono fieramente gagliardi e molto coraggiosi.
Eppure le due specie sono state entrambe perseguitate, tormentate e falsamente accusate di essere voraci ed erratiche, tremendamente aggressive, di valore ben inferiore a quello dei loro detrattori.


...


Ho avuto la fortuna di crescere nella Natura. Dai fulmini seppi della subitaneità della morte e dell'evanescenza della vita. Le figliate dei topolini mostravano che la morte era raddolcita da una nuova vita. Quando dissotterrai delle “perle indiane”, trilobiti sepolti nella terra, compresi che la presenza degli esseri umani risaliva a molto, molto tempo prima. Appresi la sacra arte dell'ornamento adornandomi il capo con delle danaidi, usando le lucciole come gioielli notturni e le rane verde-smeraldo come braccialetti.
Una lupa uccise un suo cucciolo ferito a morte; insegnò la compassione dura, e la necessità di permettere alla morte di andare al morente. I bruchi pelosi che cadevano dai rami e faticosamente risalivano strisciando insegnavano la determinazione. Il loro solletico, quando mi passeggiavano sul braccio, m'insegnò come la pelle può risvegliarsi e sentirsi viva. Arrampicandomi sulla cima degli alberi appresi come un giorno avrebbe potuto essere il sesso.
La mia generazione, quella del dopoguerra, è cresciuta in un'epoca in cui la donna era trattata come una bambina e come una proprietà. Era tenuta come un giardino incolto... ma per fortuna qualche seme selvaggio arrivava sempre, portato dal vento. Sebbene quel che le donne scrivevano non fosse autorizzato, comunque continuarono a diffonderlo. Sebbene quel che dipingevano non ottenesse alcun riconoscimento, comunque nutriva l'anima. Le donne dovevano implorare per ottenere gli strumenti e gli spazi necessari alle loro arti, e, se nulla era concesso, trovavano il loro spazio negli alberi, nelle caverne, nei boschi.
La danza era appena tollerata, forse, e perciò danzavano nella foresta, là dove nessuno poteva vederle, o nel seminterrato, o mentre andavano a buttare la spazzatura. L'ornamento della persona metteva in sospetto. Un corpo felice o un vestito accrescevano il pericolo di subire un torto o di venire aggredite sessualmente.

...

Pure sono questi gusti fugaci che vengono sia dalla bellezza sia dalla perdita che ci fanno sentire così deprivate, così agitate, così desideranti che alla fine dobbiamo inseguire questa natura selvaggia. Allora ci lanciamo nella foresta o nel deserto o nella neve e corriamo forte, con gli occhi che scrutano il terreno, cercando sotto, cercando sopra, cercando un indizio, un resto, un segno a conferma che lei vive ancora e non abbiamo perduto la nostra occasione. E quando ne ritroviamo le tracce, è tipico delle donne mettersi a correre forte per riguadagnare il tempo perduto, liberare la scrivania, liberarsi dal rapporto, svuotare la mente, voltar pagina, insistere su un intervallo, una pausa, rompere le regole, fermare il mondo, perché mai più faremo a meno di lei.
Se le donne l'hanno perduta e l'hanno poi ritrovata, combatteranno per trattenerla per sempre.

Anonimo ha detto...

sagge parole, cariche di passione!