venerdì 9 marzo 2007

Delirio su lavagna


Piccola chicca reperita dal web...davvero curioso sto video pescato da you-tube
Credo sia stato fatto unendo vari fotogrammi di schizzi fatti su una lavagnetta...secondo me davvero geniale, spero abbiate una connessione veloce...besos

L'oscura creatura-seconda parte-






[....] la ragazza prese fiato “ ma lo sai quante guerre ci sono contro il Male?
Miliardi… e lo sai come funzionano?
Bhe, te lo dico io: qualsiasi cosa accada il Bene trionfa sempre!
Gli Eletti, i Predestinati, gli Eroi, le fidanzate degli Eroi si salvano, si coprono di gloria e finiscono sui libri di storia…”
Lauta fece una pausa osservando il fratello minore “ e lascia che te lo dica…”- fece -“ tu non sei un Eletto, non sei un Predestinato, non sei un Eroe… e, a meno che i tuoi gusti sessuali non siano più fantasiosi di quanto penso, non sei nemmeno la fidanzata dell’eroe!”.
Risicato cercò di replicare, ma Lauta lo precedette con furia “ lascia che telo dica! Tu sei lo sfigato figlio di puttana che crepa sul campo senza che nessuno se ne accorga! Servi solo per la coreografia, ecco a cosa servi!” il giovane soldato rimase in piedi barcollando leggermente:
“ bhe…” disse “ almeno… almeno avrò dato il mio contributo!” ed aggiunse, mentre il fuoco di poco prima tornava a scintillargli negli occhi “ mentre tu te la sarai data a gambe!”
“ perfetto…” sbuffò Lauta “ verrò a portarti i fiori sulla tomba…
...anzi sulla fossa comune… perché gli sfigati figli di puttana non sono abbastanza importanti per avere una tomba!”.
Nei giorni seguenti Lauta ce la mise tutta per convincere il fratello. Ma non ci fu nulla che poté smuovere il giovane militare. Infine Lauta era stata costretta a desistere. In un primo momento aveva deciso di andarsene e lasciare lo stolto fratello al suo destino ma poi ci aveva ripensato. Non poteva abbandonarlo a morte certa… non poteva permetterlo. A convincerla fu più che altro il pensiero di sua madre. Lola era una prostituta che credeva profondamente nei valori della famiglia, e a sapere che i suoi figli si disinteressavano l’una dell’altro sarebbe morta di crepacuore.
Così Lauta rimase nell’esercito al fianco del fratello fino alla prima battaglia.
Vi è una vasta gamma di Oscure Creature del Male. Ma si può dire che esse corrispondano pressappoco tutte allo stesso schema. Sono grosse, brutte, cattive, sporche, nere e in linea di massima mediamente stupide. Parlano a grugniti ed attaccano in grandi orde urlando come indemoniate.
Per quanto riguardava Lauta, quelle che in lontananza si stavano lanciando verso di lei e il suo esercito corrispondevano a tale cliché. In più erano coperte da una folta pelliccia e dotate di zanne.
Lauta, con una mano strinse l’impugnatura della spada cercando di farsi forza. Il contatto con la spada non la rassicurò per nulla, la mollò ed afferrò il sacchetto di interiora di pecora che le pendeva dalla cintura. Il debole –ploch- che si udì ebbe un potere calmante su di lei… ma non era ancora giunto il momento di usarle.
Lauta lanciò l’ennesima occhiata al fratello, che stava a qualche metro di distanza da lei, impaziente di farsi ammazzare, poi tornò a guardare l’orda di nemici in avvicinamento. Ormai le creature Oscure non distavano che qualche centinaio di metri. Lauta udì il comandante che urlava di andare alla carica e cercando di restare vicina al fratello si lanciò in avanti.
A Lauta sembrava che non fosse passato più di un secondo da quando aveva cominciato a correre a quando aveva raggiunto i nemici. Sembrava di essere in un incubo: Creature Oscure le piombavano contro da ogni parte. Lei le schivava e si faceva piccola cercando di strisciare verso Risicato. D’un tratto una delle bestie la aggredì con un’ascia, e lei dovette gettarsi a terra per evitarla. Atterrò in una pozza di fango e sangue in cui galleggiavano interiora che probabilmente non erano di pecora. Scivolò di lato e si rialzò guardandosi intorno: Non vedeva più il fratello! Nella battaglia che infuriava lo aveva perso di vista. Presa dal panico si mosse di lato evitando un nuovo fendente sbucato dal nulla: non sarebbe resistita ancora a lungo. Doveva trovare il fratello. D’un tratto lo vide. Troneggiante su una massa di cadaveri, con la spada insanguinata che riprendeva fiato. Lauta si mise a correre verso di lui, doveva raggiungerlo prima che ingaggiasse un nuovo combattimento. La ragazza correva tirando gomitate a destra e a manca, incurante di colpire gli amici o i nemici. Finalmente lo raggiunse alle spalle. Con rapidità sfoderò la spada, la sollevò sopra la testa. Poi con tutta la forza che aveva la abbatté di piatto sull’elmo del fratello.
Risicato, rimase immobile, mentre il suo elmo risuonava come una campana. Poi crollò a terra.
Lauta lanciò una rapida occhiata in giro, sperando che la scena fosse passata inosservata nel trambusto. Poi si sdraiò accanto al fratello e sparpagliò il contenuto del sacchetto sulle loro armature.
Fingersi morta fu molto più dura del solito. Siccome aveva dovuto raggiungere il fratello non aveva potuto indossare un’armatura molto robusta, che le avrebbe impedito i movimenti. Ed ora, ogni qual volta qualcosa le cadeva addosso o la urtava, le pareva di sentire le proprie ossa spezzarsi. Quando una delle creature oscure le pestò la mano fu lì lì per lasciarsi sfuggire un grido, ma resistette. Fu davvero terribile. Ma anche le cose più terribili finiscono.

Lauta, udì i corvi gracchiare. Di solito questo era il segno che tutto era finito, che il campo di battaglia era ormai popolato solo di cadaveri e mangiatori dei medesimi. Questa volta tuttavia la ragazza esitava a tirarsi su. In fine lo fece. Si sentiva come se ogni singolo membro dei due eserciti le fosse passato sopra saltando. Aveva una lunga ferita sul costato, dove l’armatura troppo leggera aveva ceduto, e la mano che le avevano pestato era gonfia e pulsante, il resto del corpo era maculato di lividi ed ematomi di ogni forma e dimensione. Ma era viva, si disse. Ed anche suo fratello, se bene malconcio e ancora privo di sensi respirava ancora.
Lauta si alzò: il pericolo non era ancora finito. Ora doveva allontanarsi da lì il più in fretta possibile, per di più trasportando il corpo inanimato del fratello. Si guardò in torno alla ricerca di qualcosa che potesse aiutarla nell’impresa.
Ora se Lauta fosse stata un’eroina, un’eletta o qualcosa di simile, il destino le avrebbe prestato soccorso. Sarebbero arrivati una gigantesca aquila, un cavallo alato, una fenice o un unicorno che avrebbero raccolto lei ed il fratello e li avrebbero portati in salvo. Oppure, una qualche buonanima, che passava proprio di lì per caso, li avrebbe portati via senza fare domande. Alla peggio, un cavallo bianco sbandato sarebbe trottato verso di loro con leggiadria, pronto a farsi carico delle loro chiappe.
I due giovani però erano figli di puttana qualunque e per quanto aguzzasse la vista Lauta vedeva solo avvoltoi così bolsi di cibo da non poter più spiccare il volo. Così si rimboccò le maniche e si mise in cerca del materiale necessario a costruire una lettiga.
Ben presto si procurò due resistenti alabarde cui tolse la lama. Poi sottrasse a tre ex commilitoni i rudi maglioni che portavano sotto l’armatura. Rivoltò all’interno le maniche dei maglioni e vi infilò dentro il manico delle alabarde. Certo non era poetico come un cavallo alato, o pratico come l’aiuto di una buonanima, ma i disertori figli di puttana sanno adattarsi.
La ragazza caricò il fratello sulla lettiga e trascinandosela dietro si avviò lentamente verso sud.

Lauta camminava ormai da moltissimo tempo e aveva però percorsa pochissima strada, facendo una fatica tremenda a trascinare la lettiga sul terreno accidentato e coperto di cadaveri. Ed ora che si trovava su una pista liscia e compatta le sembrava un sogno. Certo era vagamente cosciente che rimanere su una strada era pericoloso, ma del resto era troppo stanca per stare a rimuginarci sopra.
Quando la pattuglia di Creature Oscure le si parò davanti i suoi riflessi erano così appannati dalla fatica che non riuscì nemmeno a pensare di fuggire.
L’individuo che sembrava il capo intimò di fermarsi. Lauta sentì un’ondata di adrenalina che spazzava via parte della stanchezza. Si guardò intorno, ma era cosciente di non avere vie di fuga. Rimase immobile, paralizzata.
“ Prendetela!” ordinò la creatura. Lauta ebbe il folle istinto di scappare a gambe levate, ma per farlo avrebbe dovuto abbandonare il fratello.
La lettiga dovette mollarla comunque mentre due delle creature pelose le piombavano addosso. Sentì il –dong- dell’elmo di Risicato che batteva per terra. Tentò di divincolarsi con poca convinzione e ben presto si trovò con mani e piedi legati. Poi fu caricata di peso su un carretto insieme al fratello ancora svenuto, che era stato comunque legato.
Il carretto partì. Lauta schiacciò la faccia contro le assi del carretto per non mettersi a piangere. Non solo Risicato sarebbe morto comunque, ma sarebbe morto per colpa sua! E poi sarebbe morta pure lei…
Le pareva di sentire il proprio cuore gonfiarsi furiosamente come se avesse voluto spaccarle il petto. La mano ferita, stretta dalla corda, le faceva un male intollerabile. Sentiva che il proprio stomaco si sarebbe presto rivoltato come un calzino. Stava per vomitare dalla disperazione, ma reagì. Diede una testata contro le assi: non era il momento di farsi prendere dal panico! Cosa avrebbe detto sua madre a vederla così?
– C’è sempre un modo di cavarsela!- le aveva detto Lola quando una volta da piccola si era messa nei guai – l’unica cosa che bisogna fare è aspettare con calma che arrivi il momento giusto per riuscirci… e non farsi prendere dal panico perché se uno ha il panico non vede le occasioni che gli si presentano!- questo le aveva detto sua madre attraverso le sbarre della prigione di Esinlud quando era stata condannata all’impiccagione per aver rubato un asino. Lauta l’aveva ascoltata e la sera stessa era riuscita a scappare attraverso il canale di scolo.
Lauta respirò profondamente, sebbene la mano le facesse ancora furiosamente male, lo stomaco si era placato ed il cuore sembrava tornato delle dimensioni originarie.
“ Mmm…” fece Risicato al suo fianco, aprendo un occhio “ ma che è successo?”
“ siamo stati catturati dalle Creature Oscure…” rispose Lauta con tono piatto.
“ ora ricordo!” fece Risicato cercando di sollevarsi “ quei codardi mi hanno preso alle spalle! Brutte carogne! Se solo mi avessero affrontato a viso aperto…” Lauta evitò di contraddire il fratello “ …assassini a sangue freddo! Io vi ammazzo tutti!”
“ calmati… non è il caso di farli incavolare…” gli fece notare lei “ vedrai che troviamo un modo per tagliare la corda prima che ci scannino…”
“ io li ammazzo tutti, brutti bastardi figli di puttana!” urlava il ragazzo “ MI SENTITE? VI AMMAZZERO’ UNO PER UNO!” rotolò da un lato tentando di divincolarsi “ UNO PER UNO CAPITO!?”
“ vuoi calmarti?” ripetè Lauta con maggiore insistenza “ questi ci linciano!” ma Risicato non ne voleva sapere.
“ Slegatemi e vi faccio vedere io! Vi sbudello tutti quanti!” Lauta decise di ricorrere alle maniere forti per calmare il fratello. A piedi uniti gli sferrò un calcio nello stomaco
“ non so tu…” gli disse mentre lui boccheggiava senza fiato “ ma io vorrei ancora provare a cavarmela… e ti sarei enormemente grata se cercassi di aiutarmi: ci serve un piano!” Lauta attese che il fratello dicesse qualcosa, ma evidentemente non era ancora in grado di farlo, quindi proseguì “ tanto per cominciare vorrei proprio sapere come mai non ci hanno già fatti fuori…”
“ pr…sa.. gh..” esalò Risicato
“ come scusa?”
“ per… il …sangue…” rispose il ragazzo cercando di tornare a respirare normalmente
“ per il sangue? Che sangue?”
“ per… il nostro sangue! … non ci uccidono perché una volta all’accampamento vogliono bere il nostro sangue!” il ragazzo prese una boccata d’aria come se uscisse da sott’acqua.
“ oh…bhè…” fece Lauta “… piuttosto macabro, ma direi che questo ci avvantaggia!…”
“ ci avvantaggia?!” urlò Risicato “ hanno colpito in testa anche te?”
“ se vogliono bere il nostro sangue è difficile che lo facciano appena arrivati…” spiegò Lauta “ probabilmente dovranno preparare una qualche cerimonia, magari un festino… e questo ci assicurerà abbastanza tempo da escogitare un piano di fuga!”.

giovedì 8 marzo 2007

....INGUARIBILE femminista







No, niente da fare...è più forte di me!!! ..sono le 11 e mezza di sera.. avrei 10.000 altre cose da fare, prima e più saggia di tutte sarebbe andare a dormire!...e invece sono qui a rompere il cazzo come una brava soldatina postsessantottina!
Da giorni mi aspettavo l'8 marzo come una giornata per me irritante...stamattina come a riconfermare i miei presagi: LEGGO, CITY o cos'altro mi ritrovo in mano quando mi siedo in tram tutte le mattine TITOLAVA:
"La festa della Donna batte S. Valentino!"(...ovviamente in introiti economici per i commercianti!!!MA PORC...!!!!!).....e invece la "festa della Donna" è passata per me praticamente senza danni!
L'unico regalo maschile un rametto di mimosa, raccolto e non pagato! e dato con gentilezza e simpatia!(Grazie!)
Un solo "Auguri!" senza significato, da parte di una ragazza...triste ma non irritante.
Ma soprattutto, complice la stanchezza post-studio e i pochi quattrini, niente serata-pizza-o-balle-varie-tra-donne.
In sostanza obbiettivo raggiunto: i commercianti non hanno avuto un soldo in più oggi per causa mia!!!!
....quindi la piccola femminista rompicoglioni che è in me dovrebbe essersi messa l'anima in pace ....e invece no! beccatevi 'sto pippozzo sulla Giornata Internazionale della Donna e non "Festa" cazzo!:







Un po' di Storia

L'8 marzo, la Storia ha radici lontane.
Nasce dal movimento internazionale socialista delle donne.
Era il 1907: Clara Zetkin (che nella prima guerra mondiale fondò la Lega di Spartaco) dirigente del movimento operaio tedesco organizza con Rosa Luxemburg (teorica della rivoluzione marxista che fondò il partito socialista polacco e il partito comunista tedesco) la prima conferenza internazionale della donna.
Ma la data simbolo è legata all'incendio divampato in un opificio (Cottons) di Chicago(o New York a seconda delle versioni... ) nel 1908, occupato nel corso di uno sciopero da 129 operaie tessili che morirono bruciate vive poiché il padrone della fabbrica aveva ordinato di bloccare le uscite.
Nel 1910 a Copenaghen, in occasione di un nuovo incontro internazionale della donna si propone l’istituzione di una GIORNATA INTERNAZIONALE DELLA DONNA, anche in ricordo dei fatti di Chicago.
Successivamente la giornata comincia ad essere celebrata in varie parti del mondo e anche in Italia durante e dopo la prima guerra mondiale (1914-18).
La tradizione, nel nostro Paese, viene interrotta dal fascismo.
La celebrazione riprende durante la lotta di liberazione nazionale come giornata di mobilitazione delle donne contro la guerra, l’occupazione tedesca e per le rivendicazioni di diritti femminili.
Nascono i gruppi di difesa della donna collegati al CLN (Comitato di Liberazione Nazionale) che daranno origine all’UDI (Unione Donne Italiane).Nel 1946 l’UDI prepara il primo 8 marzo nell’Italia libera, proponendo di farne una giornata per il riconoscimento dei diritti economici, sociali e politici delle donne.
Sceglie la mimosa come simbolo della giornata. La vera "esplosione" in termini di popolarità e di partecipazione, l'8 marzo l'avrà negli anni ’70. Anni che segnano la collaborazione dei movimenti femminili e femministi che, tra l'altro, operano attivamente per la legge di parità, per il diritto al divorzio e all’aborto.
La prima manifestazione femminista, risale infatti al 1972 e si svolse a Roma. Ma il top, la celebrazione dell'8 marzo, lo raggiunge nel 1980, con una grande manifestazione unitaria in cui confluiscono per la prima volta tutti i movimenti femminili e femministi.In conclusione possiamo dire che il percorso dell'8 marzo si snoda in quasi un secolo di storia che ha visto nascere movimenti politici, guerre, ideologie, ricostruzioni.
Un cammino lungo e complesso per le donne di tanti paesi, più volte interrotto, ma che con grande tenacia è sempre stato ripreso con l'obiettivo dell'emancipazione e della liberazione delle donne.
...e dopo la storia la legislazione!


Diritto di voto: Il 2 GIUGNO 1946 l'Italia va alle urne per il referendum istituzionale. Per la prima volta il voto viene esteso alle donne.
Parità salariale: Art. 37 della Cost., regolato da una legge solo nel ’57 in applicazione di una convenzione internazionale del BIT. Con un accordo interconfederale del 1960 si decide l'eliminazione dai contratti collettivi nazionali di lavoro delle tabelle remunerative differenti per uomini e donne. Viene così sancita la parità formale e sostanziale tra uomini e donne nel mondo del lavoro. Le clausole di nubilato vengono definitivamente vietate con la legge n.7 del '63.
Divorzio: L.898 del 1970, approvazione della legge sul divorzio. 12 maggio 1974: vittoria del No al referendum popolare per l'abrogazione della legge.
Maternità: L. 1204 del 1971; viene estesa la tutela della maternità alle lavoratrici dipendenti.
Diritto di famiglia: 1975; con la L.151 viene varata la riforma del diritto di famiglia che introduce la parità tra uomini e donne nell'ambito familiare.
Legge di parità (in materia di lavoro): L.903 del 1977; ha rappresentato la più importante svolta culturale nei confronti delle donne. Si passa dal concetto di tutela per la donna lavoratrice al principio del diritto di parità nel campo del lavoro. Interruzione volontaria della gravidanza: L.194 del 1978 "Norme per la tutela sociale della maternità e sull'interruzione volontaria della gravidanza". La legge ha come scopo principale la prevenzione delle gravidanze indesiderate, oltre che contrastare l'aborto clandestino.
Legge pari opportunità (Azioni positive): L.125 del 1991.
Violenza sessuale:L. 866 del 1996; stabilisce che la violenza sessuale non è più un delitto contro la morale, bensì contro la persona. Una legge di civiltà e dignità che rende giustizia alle donne e premia il lungo e sofferto cammino per affermare il diritto alla sessualità libera e condivisa.
Congedi parentali: L: 53 dell'8 marzo 2000. la cura dei figli smette di essere prerogativa delle madri dal punto di vista legislativo e coinvolge anche i padri garantendogli uguali diritti e tutele
.

mercoledì 7 marzo 2007

Giovane lapina in erba




Ebbene sì...vorrei allargare il giro delle adorabili streghe anche alla mia dolce Mirtilla (la mia coniglietta ariete). Giovane lapina in erba in realtà si rivela strega almeno quanto me, o meglio sottilmente diabolica.


Siccome Dylan (sì sì come Dylan Dog, anche se è una gatta!) la tormenta di continuo e le muzzica le orecchiotte continuamente, la piccoletta aspetta che la maligna felina si addormenti e le si avvicina pian piano...e LE MANGIA LE VIBRISSE, per vendetta.


Ora io sono dell'avviso che gli animali mai finiscono, per i più svariati motivi, di stupirmi, ma la mia astuta Mirtillina merita di più...per cui appurata la sua indole, verrà elevata al rango di STREGHETTA!!!


Ora la gatta, non ha più vibrisse, evidenti problemi di percezione dello spazio circostante e equilibrio...bah...
Magnifica canzone di Macy Gray e Erika Badu, voci calde, nere, avvolgenti,surreali...ascoltatela se vi capita...besos











Sweet baby





Many times I've been told that I should go
but they dont know
what we got baby
then they not see the love in you
but love I do
and I'm staying right here


ummm sweet sweet baby life is crazy
but there's one thing
I am sure of
that I'm your lady
always baby
and I love you now and ever


Suga wishes dont change what is real
or how it feels in the bad times
forever he is, he's mine all the time
and we get by with our true love


ummm sweet sweet baby life is crazy
but there's one thing
I am sure of
that I'm your lady
always baby
and I love you now and ever



ummm sweet baby life is crazy
but there's one thing
I am sure of
that I'm your lady
always baby
and I love you now and ever


I bet would I ever find, my sweet
just a true love, my sweet
that we come this far together
I bet so I'm here to stay
cos without you baby
I cant go any further


ummm sweet baby life is crazy
but there's one thing
I am sure of
that I'm your lady
always baby baby


mah mah ever mah mah ever mah mah sweet sweet baby
life is so sweet with you
sweet with you
sweet
sweet with...


lunedì 5 marzo 2007

L'oscura creatura-prima parte-





Lo scontro era terminato da diverse ore. Tutto era ormai passato. Le uniche fonti di movimento erano i numerosi focolai di incendio e qualche avvoltoio satollo.
Il campo di battaglia era disseminato di corpi.
Tra questi, riversa su un fianco, con le budella che fuoriuscivano dall’armatura, palesemente morta, c’era una ragazza di colore: Lauta.
Lauta non era discendente di qualche casata estinta. Non era un’orfana misteriosa trovata in un bosco ed allevata da generosi sconosciuti. Non aveva voglie a forma di corona o misteriosi tatuaggi. Non possedeva amuleti, medaglioni, anelli, ne qualsivoglia altra patacca del tipo. Lauta non era un’eroina, né un’eletta.
Lauta non faceva insomma parte di quel genere di individui che dopo una sciabolata in pancia si rialzano magicamente per salvare le sorti di una guerra.
Lauta era figlia di una prostituta di Esinlud e di un suo cliente, generoso con le mance ( da qui il nome Lauta ). Nessun mistero aveva avvolto la sua esistenza. Tranne forse quello relativo alla sua nascita: - perché la pozione abortiva assunta dalla madre con lei non aveva funzionato?- Ma si trattava di poca cosa: l’infuso funzionava di rado, come dimostravano i suoi quindici fratelli.
Per farla breve, Lauta rientrava in quella classe di individui che se vengono sventrati non risorgono magicamente e si limitano a crepare senza creare troppo scompiglio.
Quindi il fatto che la ragazza aprì gli occhi, si alzò e dopo essersi data una rozza ripulita, se ne andò scavalcando cadaveri, può lasciare davvero sconcertati.
Tuttavia questo strano evento, che lasciò profondamente turbati un paio di uccelli necrofagi, ha una spiegazione semplice.
Lauta infatti, era cresciuta nel peggior quartiere di Esinlud, con quindici fratelli. Questo l’ aveva resa ricca di inventiva e molto abile nel trovare fantasiose soluzioni ai problemi della vita. Questa sua abilità la aveva portata, in età adulta, a trovarsi un lavoro poco convenzionale ma remunerativo: la disertrice.
In poche parole la ragazza si arruolava in qualcuno dei numerosi eserciti che calcavano le terre del Regno, ritirava la prima paga e poi tagliava la corda alla vigilia della battaglia.
Ovviamente si trattava di un lavoro piuttosto complesso, che comportava numerosi rischi. Tra cui, primo, essere rintracciata e passata a fil di spada.
Un altro dei rischi del mestiere era quello di non avere la possibilità di defilarsi prima dello scontro. In questi casi Lauta non si scoraggiava. Indossava un’armatura robusta, si procurava un po’ di interiora di pecora, e alla prima occasione si sdraiava in terra fingendosi morta.
Questo tipo di comportamento, che può sembrare un atto di codardia, richiede invece una grande dose di sangue freddo e autocontrollo. Rimanere immobili per ore, mentre intorno a te impazza la battaglia, mentre ti calpestano, mentre ti schiacciano, non è affatto facile. Se si è abili tuttavia è un modo abbastanza sicuro per evitare di farsi ammazzare.

Appena fu sufficientemente distante dal campo di battaglia Lauta si sfilò la corazza. Era molto pesante, e le impediva praticamente tutti i movimenti. In più puzzava di interiora di pecora.
La ragazza si sciacquò in un rigagnolo. Una volta rinfrescata decise di fare il punto della situazione. Doveva allontanarsi da lì evitando accuratamente di passare troppo vicino ai nemici quanto agli amici. Fece un rapido calcolo su dove dovevano trovarsi le truppe sopravvissute allo scontro, poi si diresse verso ovest, dove il sole stava già tramontando. Se avesse camminato di buon passo al mattino sarebbe stata in zona sicura.
Alle prime luci dell’alba Lauta si sedette ai piedi di un faggio, esausta. Aveva camminato tutta la notte, senza sosta, ma ora poteva star certa di essere fuori dalla portata dei due eserciti. Si sdraiò sul letto di foglie pronta a farsi un bel sonno: al risveglio si sarebbe messa alla ricerca di un esercito nuovo.

Di solito ci volevano dai sette ai venti giorni per trovare qualche armata bisognosa di carne fresca. Questa volta a Lauta ce ne vollero solo cinque.
“ Questo è l’Esercito della Luce!” le disse il mezzelfo addetto agli arruolamenti “ la profezia ci guiderà alla vittoria e…” Lauta sospirò e lo interruppe
“ sì… okey…” disse “ la paga a quanto ammonta?” il soldato la guardò storto, poi rispose
“ sei pezzi d’argento al mese, più tre pezzi di rame per ogni nemico ucciso…”
“ mm… bella miseria per rischiare il collo!” replicò Lauta. Il soldato fece una smorfia
“ noi non combattiamo per i soldi, ma perché il Bene trionfi sul Male… perché la Luce sconfigga il Buio e…”
“ sì… okay…” fece Lauta “ e la prima paga quando la date?”
“ all’atto dell’arruolamento…” rispose il soldato guardandola con crescente disprezzo
“ bene…” fece Lauta, che meditava di sparire la sera stessa “ dove devo firmare?”
“ qui!” Lauta firmò: Enrietta Finnigan
“ bene… quando è il rancio?” il mezz’elfo la guardò di nuovo male
“ tra mezz’ora… ma prima dovresti ritirare la divisa e presentarti al…“
“ sì, lo faccio a stomaco pieno! ” Lauta si allontanò, avrebbe fatto un pasto caldo e poi se la sarebbe svignata subito. Per sei pezzi d’argento non valeva la pena di aspettare il secondo mese di paga, rischiando di finire di nuovo in battaglia. Raggiunse una grande tenda sotto la quale cerano quattro lunghe tavolate di legno. Si sedette su una panca. Doveva essere un esercito ben sbandato se ti davano i soldi subito dopo la firma, pensò. Se fossero stati tutti così il suo lavoro sarebbe stato decisamente più semplice.
Poco dopo una tromba suonò e le quattro tavolate si riempirono ad una velocità sorprendente.
Lauta guardò il ragazzo mulatto dall’aria emaciata che le si era seduto davanti
“ Non ci posso credere!” disse “ fratellino!” il ragazzo sollevò gli occhi
“ Lauta! Anche tu qui!?” la ragazza sorrise, malgrado trovasse più prudente evitare di far conoscere il suo vero nome “ ti sei arruolata?”
“ sì…” rispose lei iniziando a mangiare la zuppa “ anche tu vedo!” gli fece l’occhiolino. Suo fratello Risicato, era il più giovane della cucciolata e aveva sempre destato preoccupazioni nella madre. Tra tutti i figli era quello che se la sapeva cavare di meno. Si ficcava in un sacco di guai e non era capace di uscirne da solo.
Lauta sorrise. L’idea che ora il fratellino facesse anche lui il disertore la riempiva di orgoglio: voleva dire che aveva imparato ad autogestirsi.
“ questa è mia sorella Lauta!” disse Risicato ai soldati seduti al suo fianco. Lauta tossicchiò a disagio. Era improbabile che qualcuno la smascherasse a partire dal suo nome ma avrebbe preferito non rischiare.
Il pasto finì ed i due fratelli si allontanarono insieme per fare due chiacchiere.
“ Sei qui da molto?” domandò Lauta
“ sei mesi!” rispose il fratello
“ sei mesi!? Fanno trentasei pezzi d’argento!” Risicato annuì
“ sì, all’incirca…”
“ e in sei mesi non ci sono stati scontri?”
“ no… solo qualche incursione…” Lauta era colpita. Di solito lei se ne andava subito, per non rischiare troppo, e non rimaneva mai nello stesso esercito dopo essersi finta morta in una battaglia. Questo per evitare di essere smascherata: gli eserciti del regno erano così numerosi che non aveva senso rischiare. Tuttavia il modus operandi del fratello, se gestito con attenzione, poteva dimostrarsi di certo più remunerativo.
“ e bravo Risicato!” fece Lauta scompigliandogli i capelli ricci “ non ti facevo così in gamba!” il ragazzino sorrise orgoglioso, poi voltò la testa: qualcuno lo stava chiamando
“ Risicato! Ricordati che oggi c’è l’ispezione!” gli disse un ragazzo all’incirca della sua età
“ sì, arrivo tra un minuto…”
“ ma hai dato il tuo vero nome?” chiese Lauta interdetta
“ certo… ora scusami ma devo correre… ci vediamo sta sera!”
Lauta sospirò: dare il proprio nome era un errore da pivellini!
La ragazza si diresse verso la tenda dove distribuivano le uniformi: aveva cambiato idea. Sarebbe rimasta per un po’ a vedere come se la cavava il fratello.
Mentre avanzava verso la tenda sospirò nuovamente, preoccupata. Rimanere così a lungo nello stesso esercito era davvero troppo pericoloso. Non solo si rischiava di essere scoperti, ma si era anche costretti ad obbedire ai comandi, cosa che a lungo andare poteva anche creare assuefazione. In più era inevitabile affezionarsi ai commilitoni, cosa altamente sconsigliabile.
Raggiunta la tenda cercò di rassicurarsi: in fondo Risicato era grande, sapeva di certo come cavarsela. Quanto a lei sarebbe rimasta solo il tempo necessario ad accertarsi che tutto andava bene.

Una volta indossata la nuova divisa si accinse a presentarsi al proprio comandante.
“ Come mai non si è presentata subito dopo l’arruolamento?” domandò imperioso il comandante
“ mi perdoni Signore, ma non volevo presentarmi prima di aver indossato l’uniforme e nella tenda della distribuzione non c’era nessuno” disse Lauta, contando sull’altissima probabilità che effettivamente chi consegnava le uniformi poco prima del rancio non ci fosse.
“ Lei è stata assegnata alla mia pattuglia, la numero quindici…” proseguì il comandante senza indagare oltre “ sostituirà un soldato morto in ricognizione… qual è la sua arma?”
“ la spada signore ” rispose Lauta, che era solita utilizzarla per far legna
“ bene… può unirsi al resto della pattuglia… la tenda è sul lato ovest, i suoi commilitoni risponderanno alle sue domande se ne ha”
“ sì signore!” rispose Lauta girando sui tacchi. Questo tipo di dialoghi le era estremamente familiare.
Al posto di andare alla tenda della pattuglia quindici Lauta andò in cerca del fratello. Lo trovò che lucidava un’armatura
“ Si può sapere perché hai dato il tuo nome?” chiese a bruciapelo “ è la prima cosa da evitare!” il fratello la guardò con aria interrogativa
“ e perché?” Lauta scosse la testa incredula
“ perché?! Ma perché così sei rintracciabile!” sbottò “ e poi i nomi dei disertori fanno presto a viaggiare da un esercito all’altro… vuoi bruciarti la carriera?” Risicato guardava la sorella senza capire
“ disertori?” domandò “ io non sono mica un disertore!”
“ lo diventerai quando taglierai la corda no!?” insistette Lauta, il fratello pareva sinceramente sorpreso
“ perché dovrei tagliare la corda?” per Lauta fu come ricevere uno schiaffo in piena faccia: si sentì avvampare
“ tu… tu…” iniziò a balbettare “ tu ti sei arruolato sul serio… cioè tu hai hai… hai intenzione di combattere?”
“ certo!” replicò Risicato. Lauta boccheggiò
“ ma ti ha dato di volta il cervello? Vuoi farti ammazzare?”
“ non se posso evitarlo “ le rispose tranquillamente il ragazzo. Lauta faticava a credere alle sue orecchie
“ non se puoi evitarlo? Ma cosa credi che la guerra sia un gioco? Non ci vuole niente a beccarsi una randellata in testa!”
“ è un rischio che sono disposto ad accettare!”
“ per cosa? Per sei miseri pezzi d’argento?” urlò Lauta. Risicato si fece scappare un risolino
“ tu credi che io combatta per i soldi?” chiese divertito “ io combatto perché il Bene trionfi sul Male, perché la Luce…” Lauta assunse un colorito grigiastro: suo fratello era più stupido di quanto si aspettasse
“ perché il Bene trionfi sul Male? “
“ esatto!” rispose il fratello gonfio di orgoglio
“ e si può sapere cosa c’entri tu?” gli chiese Lauta “ Se la mamma sapesse le prenderebbe un colpo!” Risicato guardò la sorella, quasi con commiserazione
“ la mamma non potrebbe capire…” disse “ e neanche tu… non pensate altro che a voi stesse… non vi frega niente del Bene o del Male, ma io sono diverso, io voglio combattere per ciò che è giusto, voglio difendere il mondo dall’Oscurità… voglio che la Luce trionfi!” Lauta sbuffò
“ allora, quando ti farai ammazzare, ti devo far seppellire con una scatola di fiammiferi?”
“ come puoi essere così cieca?!” domandò il ragazzo esasperato, poi fece un lungo respiro “ tu hai letto la profezia?” chiese nuovamente placato
“ no, non l’ho letta” replicò Lauta cercando di non guardarlo in faccia, perché se lo avesse fatto era certa che lo avrebbe preso a ceffoni. Risicato sospirò, come a dire -ecco! Così si spiega tutto-
“ quindi davvero non sai perché questa guerra si sta combattendo?”
“ no, ne mi interessa!”
“ leggi la profezia!” fece il ragazzo sfilandosi un pezzo di pergamena dalla divisa, e porgendolo alla sorella “ leggila, allora sono certo che capirai perché ho scelto di combattere”
La ragazza prese il foglio, scettica e lesse.

Nell’anno del corvo, da ovest
L’esercito del male giungerà ad Elfohir
Morte e distruzione si spanderanno sulla terra
Che presto sia creata una forza rivale
Che sorga l’esercito del bene
Che si arresti l’orda nera
Che si fermino le orribili creature della notte!

Lauta restò in silenzio. Una folata di vento la fece rabbrividire. Aveva la bocca asciutta, e quando parlò la sua voce era appena percettibile
“ …è tremendo! ” disse. Risicato sospirò soddisfatto
“ visto, cosa ti dicevo… ci credi anche tu ora?” Lauta aveva gli occhi puntati sul foglio
“ …è tremendo!” ripetè “ … che tu combatta per una cosa così idiota!!”

domenica 4 marzo 2007

Sicura che mi incastro?


Sembra una sorta di puzzle i cui pezzi non sono mai ad incastro perfetto. Io e Lui. Millecinquecento pezzi da combinare insieme per formare un assurdo ma rassicurante NOI. Ho visto “Che tempo che fa”, intervista a Amos Oz e ovviamente a seguire la Litizzetto.
Il Sig. Oz che è ebreo, dice che in ebraico non esiste una parola per definire FELICITA’. Ci sono però molti altri vocaboli per definire gioia, allegria, contentezza, ma non felicità. Sembra un concetto prettamente occidentale la felicità (specialmente quella ottenuta con l’acquisto, o con un banale bene materiale), pare che noi tutti viviamo nel disperato tentativo di raggiungerla, come se fosse la vetta di una montagna, e una volta in cima: fine. Abbiamo la nostra felicità per sempre.
E invece no.
La felicità è fatta di tanti(??) piccoli pezzi di gioia frammisti ad un oceano di tristezza, delusioni e fatiche. E si fa sudare, a volte talmente tanto che uno si chiede se ne vale la pena!!

COMPROMESSI. Abbiamo bisogno anche di questi. Per stare insieme ad una persona così a lungo è inevitabile. Bisogna incontrarsi nel mezzo, ma non è per nulla scontato o facile, non ho ancora capito dove sta il mezzo. Ho perso il libretto delle istruzioni, o forse non ne ho mai posseduto uno. Il puzzle è un casino, eppure da piccola mi divertivano tanto, e non capisco se stiamo pezzo dopo pezzo, incastro dopo incastro, componendo un enorme blocco di cemento dentro al quale murarci per il resto della vita(come in "amami se hai il coraggio"), o lasciamo sempre aperte quelle rassicuranti vie di fuga, che probabilmente non utilizzeremo mai, ma è davvero confortante sapere che ci sono.
Un po’ come la mia ossessione di dover assolutamente dormire dalla parte della scaletta del soppalco…chissà, avessi voglia di sparire nel cuore della notte…
Un amico mi ha scritto: Sei sicura di quello che stai facendo?...Magari matrimonio, figli che dovrai crescre da sola perchè Lui sarà impegnato a salvare con un progetto ambientalista chissà quale esemplare di fauna o flora...in Uzbekistan.
Sicura?

SICUREZZA...non esiste.Io so che al momento sto bene così. Ho deciso di vivere il presente senza angosciarmi per il futuro e se sbotterò di nuovo, pace, magari allora sarò pronta per andarmene una volta per tutte.

giovedì 1 marzo 2007

TORTA di CAROTE per ALDO

Ingredienti:
pasta: 5 uova (uscite dal culo di una gallina!) e dividere il bianco dal rosso
250g zucchero di canna (non una canna di zucchero, lo zucchero non si fuma!!!)
250g carote pelate e macinate
200g mandorle sbucciate e macinate
1 limone
100g farina bianca
<= 50g frumina (hai capito cos’è?)


3 cucchiaini da tè rasi di lievito (NON di birra!! Quello solo per dolci!!!!) 1 presa di sale









guarnizione: 1 cucchiaio da tavola di marmellata
un po’ di zucchero a velo

Preparativi necessari:

1. preparare le mandorle, cioè per sbucciarle, immergerle in acqua bollente e lasciarvele per 2-3 minuti (togliendo il pentolino dal fuoco). Farle sgocciolare prima di pelarle e sminuzzarle.


2. imburrare il fondo della teglia e foderarla di carta oleata


3. preriscaldare il forno per 15 min prima di infornare la torta a 200° C (la conversione in Fahrenheit fattela da solo! Termodinamica la do a giugno non adesso..) per circa 50min

La preparazione:

1. E’ importante separare bene le chiare d’uovo dai tuorli, per poterle poi montare a neve durissima (le chiare vengono montate a neve solo poco prima di usarle nell’impasto), quindi serve un contenitore per il rosso e uno per il bianco: in sostanza i comunisti stanno da una parte e i democristiani dall’altra, ovviamente non ci riferiamo al governo Prodi 1 o soprattutto Prodi 2 che sembra una frittata mal riuscita…

ISTRUZIONI ALLEGATE
Come aprire un uovo e dividere il rosso dal bianco


Attenzione: le istruzioni per dividere il rosso dal bianco saranno inviate anche a Prodi,

perché la speranza non muore mai , come la DC…


Che compensi un po’ la disgrazia di avere Follini nella frittata di governo
Che come ingrediente è assai indigesto!


Può sembrarti banale aprire un uovo, in realtà è un’operazione d’alta precisione.
Infatti non devi sbriciolare il guscio perché raccogliere i pezzetti risulta molto viscido… e per rendere croccante la torta bastano le mandorle che non ti mandano in peritonite!!
Per separare perfettamente il rosso dal bianco devi cercare di dividere il guscio circa a metà con un colpo netto ma non violento contro il bordo della terrina o altro spigolo.

Aprilo poi lentamente facendo in modo che il rosso (integro) rimanga in una delle due metà di guscio e il bianco cada nel giusto contenitore {abbastanza alto per non sporcare tutta la cucina, compreso te stesso in modo osceno… quando poi monterai (NB: non ci sono riferimenti sessuali!) l’albume a neve [non è una nuova posizione del kamasutra!!] }
Sbattere i tuorli a schiuma energicamente insieme all’acqua bollente con una frusta (se poi la vuoi usare per i tuoi giochi erotici o quando girolli per il quartiere omo sono affari tuoi….)

2. Aggiungere un po’ per volta i 2/3 dello zucchero ai rossi d’uovo, continuando a sbattere. Quindi aggiungere il sale, la scorza grattugiata ed il succo di limone, le carote e le mandorle macinate fino ad ottenere una massa cremosa.

3. Montare le chiare d’uovo a neve durissima (molto utile lo sbattitore elettrico!(che non è un vibratore)).
La neve risulta sufficientemente dura se, alzando la frusta, le punte di neve formatesi rimangono verticalmente rivolte in su. Quindi sempre sbattendo, aggiungere lo zucchero rimasto e continuare a sbattere rapidamente, finché la neve avrà una consistenza tale che un taglio di coltello resti visibile.

4. Mettere la neve sopra i tuorli sbattuti, indi setacciarvi sopra la farina preventivamente mescolata con frumina e lievito.

5. Incorporare delicatamente (non sbattere!) il tutto ai tuorli sbattuti, cioè spostare la frusta da un lato all’altro della terrina, toccandone il fondo, poi sollevare la frusta e scuoterla delicatamente per far cadere la pasta. Gli ingredienti sono incorporati bene quando non è più visibile la farina.

6. Mettere la pasta nella teglia distribuendola uniformemente con un cucchiaio bagnato in acqua fredda, e infornare immediatamente (perché altrimenti la neve si scoglie) la torta nella parte bassa del forno.

7. Subito dopo la cottura, togliere dal forno il dolce e lasciarlo raffreddare per circa 15min prima di staccare dal bordo della torta la carta forno.

8. Far riposare per altri 15min, sformare, sfoderare e capovolgere su un piatto

9. Spalmare sulla superficie della torta raffreddata un sottile strato di marmellata, cospargere con zucchero a velo (se ce l’hai altrimenti metti nel mixer lo zucchero normale)




Perché la torta di carote??? Non è mica semplice! Ci va un sacco di tempo per preparala e tu sei, come dire, ancora ai rudimenti della pasticceria… vedremo poi il risultato (spero migliore di quella di mele che a confronto era un po’ più facile)
Ma non scoraggiarti presto creeremo un corso di cucina a distanza tramite web-cam! Che dici interessa ai tuoi amici statunitensi??? Magari ci mettiamo d’accordo sul prezzo del corso, di cui ti spetta il 30% dei proventi e il 50% dei prodotti…

PS: Riportiamo il giudizio del segretario AUSF sul campione di prova della torta fatto dalle abili manine di Donna Teresa: “Buonissima ma un po’ leggeruccia” disse dopo aver sbafato 2 fette in tempi da record!

mercoledì 28 febbraio 2007

Gruppo(misto) di Yeti avvistato sul Rocciamelone

I camosci tutti fuggiti dalla zona spaventati dalle orribili grida!



Che bella giornata!
non so se sono stata meglio sola con me stessa o insieme a voi.
Che ambiente incredibile!
da non riuscire a capire se era più cielo o più terra...
Che ricordo spettacolare!
(di quelli spazi che restano tuoi per sempre vero M.?)

...La prossima volta mi porto la mia Donna Teresa!anche dovessi trasportarmela a spalle!

...e il VAFFANCULO che volevo gridare per RabbiaStressTristezzaAnsia

è stato invece un GRIDOLIBERO e basta!
'chè la Rabbia se l'è presa la TERRA su cui camminavo,
lo Stress se l'è portato via il VENTO,
la Tristezza è fuggita nei BOSCHI,
e l'Ansia non sapevo più neanche cosa fosse!

martedì 27 febbraio 2007

Piove...(governo ladro!!!,che non centra un c...ma ci sta sempre bene!)



“Ciao.

Ho sognato che avevo due pesci. Uno rosso e uno giallo. Dentro una boccia di vetro.

Ho sognato che mi tradivi. Mi hai telefonato per dirmelo. Ho sognato che mi consolava un altro uomo, ma non era bello fare l'amore con lui.

Ho sognato di perdere il treno delle 6.17”



Ieri sono andata in montagna e ho preso un sacco di pioggia. Cercavo altro, ma ho trovato solo un piccolo di fagiano in gabbia tra i boschi.

Mi strofino addosso alla realtà. Volevo liberare il pennuto. Ma l’ ho lasciato al suo destino di esca o di richiamo.Era freddo, i vestiti bagnati mi pungevano la pelle.
E pensavo.
Ai sogni.
A tutti i treni persi.
Alla mia più grande paura, quella di essere di nuovo abbandonata o accantonata per un’altra.
Al fatto che i pesci sono fatti per sguazzare nella vastità dell’oceano e non per fare da soprammobili in una palla trasparente.
Pensavo che dev’ essere bello essere una fresca pioggia di montagna che batte sulle foglie, striscia sull’erba, si riunisce in piccoli rii e viene bevuta dalla terra. Che bussa impertinente sui gusci delle lumache che si risvegliano dopo un lungo sonno. Che fa scappare gli insetti che corrono freneticamente con quelle loro minuscole zampine velocissime in cerca di un riparo.Che sfuma tutti i colori in una tonalità più scura ma brillante, lucida le rocce.

Ho immaginato che quella pioggia fossi tu. Hai chiuso i miei occhi. Mi hai baciato le palpebre. Mi accarezzavi i capelli colore del corallo e il viso. Piano, scivolandomi addosso. Mi hai sfiorato le labbra lasciandoti desiderare. Bisbigliavi al mio orecchio che sarebbe stato bello che fossimo stati per sempre albero.Mi sei penetrato dentro, ovunque.

domenica 25 febbraio 2007

Che notte, che notte quella notte...

Che notte, che notte ieri notte…
Davvero una bella serata, che da tanto tanto tempo non mi capitava più…
Un ottima bottiglia di dolcetto appoggiati a una panchina appena sotto la Mole, tante chiacchiere, grandi ris
ate (fino a fami male le guance), e poi un allucinante spettacolo teatrale “cosmetica del nemico” bello e terribile, sicuramente forte, a tratti spaventosamente cruento (d’altronde è tratto da un libro di Amélie Nothomb), tappa da Kaled a sbocconcellare un Kebab, e poi verso casa. Seconda bottiglia di Dolcetto e scattano le confidenze, discutiamo da amici, si parla di amore, di identità, di storie finite male se non peggio, di sesso, dei perché della vita, di cosa vuoi fare “da grande”(anche se siamo già abbastanza grandi) e…
Suonano alla porta all’una di notte.
Penso “Toh i vicini… forse De Andrè a questo volume può non essere gradito a tutti” e invece…
LUI!
Lui, sorride bellissimo, dall’alto dell’Olimpo, coi libri sotto braccio e mi chiede
“Eh sai lunedì ho l’esame devo vedere due cose su internet…disturbo??” Sorride sempre più intrigante.
“Disturbo??”…silenzio, imbarazzo, panico…”per la verità sì” rispondo.
Varca l’uscio, entra nel salone ed impietrisce, incrocio i loro sguardi…fulmini e saette!
L’altro saluta, Lui no.
Presa dal panico sprofondo nell’angoscia.
L’unica cosa che il mio cervellino istupidito riesce a formulare è
“Prendi vino e sigarette e ci trasferiamo in camera, perché deve studiare"…e rivolta verso di Lui ”Buono studio”


Io mi sento malissimo, continuano i bla bla bla con l'altro “mi piacerebbe andare in India” bla bla bla “Sai la vita..” ma io sono disconnessa dalla realtà e comincio a pensare che la serata mi sarebbe altrettanto piaciuta, se non addirittura di più, se fosse stato Lui a portarmi a teatro, se fosse stato Lui a bere il Dolcetto sotto la Mole in mia compagnia…e forse comincio a realizzare che non posso scegliere di andare avanti, perché è palese, sono presa da Lui.
Faccio finta di avere sonno, ci salutiamo
“Buonanotte”
“Buonanotte”
E lo spedisco sul divano, nel frattempo Lui ovviamente non c'è più.

L’altro è divertentissimo, ma a tratti credo decisamente insopportabile, nel senso che fa un sacco di moine (e io ODIO le moine ), è un attore di Teatro e un po’ si vede perché sembra un continuo spettacolo da applaudire.
Mi fa ridere, da morire, e io adoro gli uomini che mi fanno ridere. Ma basta. Finisce qua.

Se mi chiedete di Lui…

venerdì 23 febbraio 2007

'nduma d'la pennoira, nè????




Mia cara .G, le tue parole mi rincuorano...nel già caotico intreccio che è la mia vita sto cercando di tessere trame sempre più complicate, e credo di riuscirci abbastanza bene....su una cosa dissento:la saggezza delle PENNOIRE (parruchiere)



Ebbene, è da anni e anni che non vado più dalla parrucchiera e mi affido agli stravaganti tagli domestici fai-da-te proprio perchè la gente che ci va purtroppo spesso è l'esempio lampante del fatto che la testa a qualcuno serve solo a tener su i capelli...ho sentito le cose più assurde e sconclusionate, nonchè le peggiori gazzette del paese sputtanare chiunque...è quasi peggio di una puntata di "uomini e donne "del marito di Costanzo (cioè quel dolce vocino della De Filippi!!!).Passami il numero della tua saggia parrucchiera...magari è la volta buona che vado a darmi un sistematina...

Ah per chi ne ha voglia ecco il testo di una delle canzoni d'amore più belle mai scritte:

Ti proteggerò dalle paure delle ipocondrie,
dai turbamenti che da oggi incontrerai per la tua via.
Dalle ingiustizie e dagli inganni del tuo tempo,
dai fallimenti che per tua natura normalmente attirerai.
Ti solleverò dai dolori e dai tuoi sbalzi d'umore,
dalle ossessioni delle tue manie.
Supererò le correnti gravitazionali,
lo spazio e la luce per non farti invecchiare.
E guarirai da tutte le malattie,
perché sei un essere speciale, ed io,
avrò cura di te.



Vagavo per i campi del Tennessee
(come vi ero arrivato, chissà).
Non hai fiori bianchi per me?
Più veloci di aquile i miei sogni attraversano il mare.
Ti porterò soprattutto il silenzio e la pazienza.
Percorreremo assieme le vie che portano all'essenza.
I profumi d'amore inebrieranno i nostri corpi,
la bonaccia d'agosto non calmerà i nostri sensi.
Tesserò i tuoi capelli come trame di un canto.
Conosco le leggi del mondo, e te ne farò dono.
Supererò le correnti gravitazionali,
lo spazio e la luce per non farti invecchiare.
TI salverò da ogni malinconia,
perché sei un essere speciale
ed io avrò cura di te...
io sì, che avrò cura di te



Franco Battiato, La cura

giovedì 22 febbraio 2007

Ritratto di Tosata con Haagen-Dasz




Mie care streghette,
ecco, l'ho fatta! Una classica idiozia da ragazza mollata.
E non mi sto riferendo alla classica distruzione dei ricordi (foto, magliette, animali regalati), no, mi sto riferendo a qualcosa di ben peggiore.
Mi sono trinciata i capelli.
Oggi alle 10 ho bussato alla porta della mia parrucchiera di famiglia
(mamma, nonna e sorella passano tutte sotto le sue mani),
e le ho detto:"Li voglio (singulto) così!".
Ella, avvolta nel suo camice bianco, mi lancia una sapiente occhiata e :
"Problemi col tuo ragazzo?".
La parrucchiera in effetti, è la versione italiana dello psicologo americano.
La sua saggezza però non le ha imposto di impedirmi di compiere l'insano gesto, forse sapendo che le Abbandonate sono così: devono sostituire un problema con un altro. Sul momento la terapia ha funzionato benissimo. Mentre vedevo la parrucchiera, che brandendo le forbici come un moderno Odino faceva strage dei miei capelli, mi veniva da piangere non tanto per il mio perduto amore, quanto per il mezzo metro di mio essere che si stava staccando dolorosamente da me.
Idiota.
Come se non sapessi che una volta tornata a casa sarei sempre stata Abbandonata, e in più anche Tosata!
Ma perchè lo facciamo?
Perchè siamo così brave a trovare diecimila modi per complicarci la vita?
Nel momento in cui una "felicemente impegnata" diventa "neo-piantata" riscopre improvvisamente la sua passione per sport estremi come il paracadutismo, si butta in improbabili love story con trombettisti russi, si taglia i capelli o si cambia il guardaroba, per evitare di ritrovarsi sola sul divano di casa, ad affogare

nell'Haagen-Dasz alla stracciatella guardando un film lacrimevole.




Così spingiamo la sua immagine in fondo alla mente, la sotterriamo di impegni e la soffochiamo nel caos.
Perchè è meglio disperarsi pensando a quale cordicella tirare per aprire uno stupido paracadute, o piangere ogni volta che vediamo la nostra immagine riflessa, piuttosto che sentir pulsare in ogni momento quel fastidioso nodo dietro i nostri pensieri.
Allora avanti mie streghe, alla riscossa!
Traslocate, fate moto-cross, tingetevi i capelli facendo disperare i vostri erboristi e correte come delle invasate.
Se dobbiamo soffrire, lo faremo combattendo!
E sapendo che un giorno, quando meno ce lo aspetteremo, quel nodo si scioglierà.

'sti gran pezzi di gnocchi

CHI


PIU' BELLO



DI QUESTI DUE ?

mercoledì 21 febbraio 2007

Per una notte sognerò Anarchia...

E' caduto il Governo...

Troppo stanca per seguire con conveniente serietà notizie e dibattiti

la mia mente si è fermata su una frase tronca

"...da domani non sarà più possibile alcuna forma di governo..."

Anarchia!

sognerò stanotte...

e domani, senza svegliarmi, scenderò in piazza e vedrò la gente

costruire un nuovo mondo....e sarà un sogno bello

come il popolo di Vicenza.



non svegliatemi vi prego... almeno per una notte.

My last post

All'inizio mi è parso divertente scrivere e rispondere a questi messaggi nell'etere, ma ora mi sento estranea (anche un po' a me stessa).
Non sono in grado di ascoltare più di quanto abbia già fatto, nè riesco a dire cose che diano un senso al dolore che mi opprime... probabilmente non sono così aperta come pensavo: non riesco a condividere i miei pensieri profondi con voi, perciò mi sembra inutile la mia collaborazione.
Magari è solo un momento di silenzio per meditare su ciò che io considero importante e per dare una direzione al vagare del mio spirito irrequieto, comuque so che anche senza di me saprete fare un buon lavoro (buono???? senza di me siete perdute! :-P )
Qualunque sia il motivo della tristezza non dimentichiamoci di prenderci un po' in giro e che a puntare il dito sugli altri prima o poi ce lo infiliamo in un occhio...
Questo non è un addio ma solo un arrivederci.

Vi abbraccio calorosamente
Donna Teresa

Lettera agli abbandonati

Cari Abbandonati (ma soprattutto Abbandonate),
una lettera di solito comincia con un "Come va?", ma visto che so già che almeno metà di voi risponderebbe "Di merda!" e si metterebbe a piangere, soprassiederò.
Il fatto è che mai come oggi mi è parso che Torino si stia riempiendo di innamorati infelici. D'altra parte, come sapete tutti voi Abbandonati, mai Torino è stata così invasa da coppiette affiatate, felici e innamorate, che ci ricordano di momento in momento quanto noi siamo soli, infelici e innamorati senza speranza. E il problema è che si trovano un po' ovunque, non solo nei luoghi classici da coppietta (vedi panchina, cinema, concerti, macchina parcheggiata con i finestrini coperti da giornali), no, ma anche in sala studio, nei negozi, nelle case dei vostri amici (nei quali voi riponevate la speranza che rimanessero single a vita, così da non farvi sentire uno schifo quando voi eravate in crisi). Maledetti bastardi.
Ogni loro parola, ogni loro gesto, ogni loro sguardo trasuda uno zuccheroso romanticismo, ma voi vi sentite male non tanto perchè una visione simile potrebbe stroncare di diabete un qualcunque robusto ventenne senza alcun precedente clinico. No, l'unico motivo per cui voi vi sentite calpestare il vostro già disabilitato cuoricino è perchè vorreste essere voi al loro posto. Cosa fate quindi? Correte a rinchiudervi a casa, pensando "Sono in salvo? In fondo, ho distrutto tutte le sue fotografie, sbrindellato i suoi vestiti (compreso il maglione verde che gli aveva regalato la madre e che gli dovevo ridare), linciato tutti i pupazzi che mi aveva regalato, annullato ogni ricordo o sentore di lui dalla casa, dovrei essere a posto, no?!". Invece no, e i più esperti tra voi lo sanno bene. Non serve che voi distruggiate ogni cosa che riguarda lui, perchè comunque il ricordo dei momenti passati assieme striscerà fuori, infido, dagli oggetti più impensati. Vedete un pacco di spaghetti? Ebbene, vi ricorderete quando lui vi aveva cucinato quell'ottima pasta con i vetri. "Oh, ma guarda, il fondo del barattolo del sugo era rotto!", aveva detto. Poi avrebbe anche potuto evitarsi di aggiungere: "Vabbè, mastica bene, così la digeriamo!". Lo so, il mio amore (ex amore, in verità... argh, che dolore al petto) non era proprio una cima. Vedete una bottiglia d'acqua? Allora vi ricorderete di quando lui, a Barcellona, vi aveva dato un colpetto alla bottiglia mentre bevevate, e voi per il nervoso gliela avevate rovesciata tutta addosso. E così, alla fine, vi ritrovate a piangere sul pavimento, stringendo la babbuccia di vostra amdre che, per qualche contorto motivo, vi ricorda quando vi aveva detto per la prima volta "Ti amo", o era arrivato a casa vostra nascondendo qualcosa dietro la schiena e dicendo "Ho una sorpresa per te" (e io so che anche voi avevate finto, perchè i cioccolatini al cocco fanno universalmente schifo a tutte le ragazze del mondo. Ma lui era così felice, e voi non volevate deluderlo, e così avevate inscenato un entusiasmo che non avrebbe convinto nessuno al di fuori di lui). A qual punto, bum! Vi ricordate tutti i momenti passati insieme, le vacanze, le cene, le risate, come quella volta che lui aveva mal di schiena e voi lo avevate costretto a seguirvi nel carrozzone degli specchi, su e giù per gli scalini mobili.
Non serve che le vostre amiche vi dicano che ha offeso la vostra dignità, tradito la vostra fiducia, e, diciamocelo, poteva anche evitare di innamorarsi di una tipa in vacanza e poi dirvelo come se fosse la cosa più normale del mondo. Voi rivolete solo quegli anni passati con lui, anni in cui lo avete amato, al di là delle crisi, al di là di tutti quei suoi piccoli difetti (e in fondo anche per quelli) che a voi facevano tanto ridere. Come quando aveva fermato "The Interpreter" per dirvi, con vocetta lamentosa: "Non ho capito niente, perchè quello l'ha ammazzato?", e voi ridendo glielo avevate spiegato.
Non vi starò a ripetere tutto ciò che mi hanno detto le mie amiche, perchè con ci credo, e so che non ci credete nemmeno voi. Non ci passerà mai, non del tutto almeno. In fondo al nostro cuore ci sarà sempre un pezzetto di odio, rancore e amore per quella persona che ci ha fatto tanto male dopo averci fatto tanto bene. E per come la vedo adesso, non amerò mai nessuno come ho amato lui. Nessuno potrà mai farmi sentire così importante, o farmi ridere così tanto, o cucinare una pizza gorgonzola e cipolle come la sua.
Però una cosa la so. So che ho delle amiche, una famiglia (e soprattutto un cane) che mi vogliono bene. So che, anche se adesso sono finiti, ho passato due anni meravigliosi, che, qualunque cosa accada, non dimenticherò mai. E so che un giorno mi sveglierò, e non cercherò con gli occhi la sua foto, che ho tolto due giorni fa dal mio comodino.