venerdì 9 marzo 2007

L'oscura creatura-seconda parte-






[....] la ragazza prese fiato “ ma lo sai quante guerre ci sono contro il Male?
Miliardi… e lo sai come funzionano?
Bhe, te lo dico io: qualsiasi cosa accada il Bene trionfa sempre!
Gli Eletti, i Predestinati, gli Eroi, le fidanzate degli Eroi si salvano, si coprono di gloria e finiscono sui libri di storia…”
Lauta fece una pausa osservando il fratello minore “ e lascia che te lo dica…”- fece -“ tu non sei un Eletto, non sei un Predestinato, non sei un Eroe… e, a meno che i tuoi gusti sessuali non siano più fantasiosi di quanto penso, non sei nemmeno la fidanzata dell’eroe!”.
Risicato cercò di replicare, ma Lauta lo precedette con furia “ lascia che telo dica! Tu sei lo sfigato figlio di puttana che crepa sul campo senza che nessuno se ne accorga! Servi solo per la coreografia, ecco a cosa servi!” il giovane soldato rimase in piedi barcollando leggermente:
“ bhe…” disse “ almeno… almeno avrò dato il mio contributo!” ed aggiunse, mentre il fuoco di poco prima tornava a scintillargli negli occhi “ mentre tu te la sarai data a gambe!”
“ perfetto…” sbuffò Lauta “ verrò a portarti i fiori sulla tomba…
...anzi sulla fossa comune… perché gli sfigati figli di puttana non sono abbastanza importanti per avere una tomba!”.
Nei giorni seguenti Lauta ce la mise tutta per convincere il fratello. Ma non ci fu nulla che poté smuovere il giovane militare. Infine Lauta era stata costretta a desistere. In un primo momento aveva deciso di andarsene e lasciare lo stolto fratello al suo destino ma poi ci aveva ripensato. Non poteva abbandonarlo a morte certa… non poteva permetterlo. A convincerla fu più che altro il pensiero di sua madre. Lola era una prostituta che credeva profondamente nei valori della famiglia, e a sapere che i suoi figli si disinteressavano l’una dell’altro sarebbe morta di crepacuore.
Così Lauta rimase nell’esercito al fianco del fratello fino alla prima battaglia.
Vi è una vasta gamma di Oscure Creature del Male. Ma si può dire che esse corrispondano pressappoco tutte allo stesso schema. Sono grosse, brutte, cattive, sporche, nere e in linea di massima mediamente stupide. Parlano a grugniti ed attaccano in grandi orde urlando come indemoniate.
Per quanto riguardava Lauta, quelle che in lontananza si stavano lanciando verso di lei e il suo esercito corrispondevano a tale cliché. In più erano coperte da una folta pelliccia e dotate di zanne.
Lauta, con una mano strinse l’impugnatura della spada cercando di farsi forza. Il contatto con la spada non la rassicurò per nulla, la mollò ed afferrò il sacchetto di interiora di pecora che le pendeva dalla cintura. Il debole –ploch- che si udì ebbe un potere calmante su di lei… ma non era ancora giunto il momento di usarle.
Lauta lanciò l’ennesima occhiata al fratello, che stava a qualche metro di distanza da lei, impaziente di farsi ammazzare, poi tornò a guardare l’orda di nemici in avvicinamento. Ormai le creature Oscure non distavano che qualche centinaio di metri. Lauta udì il comandante che urlava di andare alla carica e cercando di restare vicina al fratello si lanciò in avanti.
A Lauta sembrava che non fosse passato più di un secondo da quando aveva cominciato a correre a quando aveva raggiunto i nemici. Sembrava di essere in un incubo: Creature Oscure le piombavano contro da ogni parte. Lei le schivava e si faceva piccola cercando di strisciare verso Risicato. D’un tratto una delle bestie la aggredì con un’ascia, e lei dovette gettarsi a terra per evitarla. Atterrò in una pozza di fango e sangue in cui galleggiavano interiora che probabilmente non erano di pecora. Scivolò di lato e si rialzò guardandosi intorno: Non vedeva più il fratello! Nella battaglia che infuriava lo aveva perso di vista. Presa dal panico si mosse di lato evitando un nuovo fendente sbucato dal nulla: non sarebbe resistita ancora a lungo. Doveva trovare il fratello. D’un tratto lo vide. Troneggiante su una massa di cadaveri, con la spada insanguinata che riprendeva fiato. Lauta si mise a correre verso di lui, doveva raggiungerlo prima che ingaggiasse un nuovo combattimento. La ragazza correva tirando gomitate a destra e a manca, incurante di colpire gli amici o i nemici. Finalmente lo raggiunse alle spalle. Con rapidità sfoderò la spada, la sollevò sopra la testa. Poi con tutta la forza che aveva la abbatté di piatto sull’elmo del fratello.
Risicato, rimase immobile, mentre il suo elmo risuonava come una campana. Poi crollò a terra.
Lauta lanciò una rapida occhiata in giro, sperando che la scena fosse passata inosservata nel trambusto. Poi si sdraiò accanto al fratello e sparpagliò il contenuto del sacchetto sulle loro armature.
Fingersi morta fu molto più dura del solito. Siccome aveva dovuto raggiungere il fratello non aveva potuto indossare un’armatura molto robusta, che le avrebbe impedito i movimenti. Ed ora, ogni qual volta qualcosa le cadeva addosso o la urtava, le pareva di sentire le proprie ossa spezzarsi. Quando una delle creature oscure le pestò la mano fu lì lì per lasciarsi sfuggire un grido, ma resistette. Fu davvero terribile. Ma anche le cose più terribili finiscono.

Lauta, udì i corvi gracchiare. Di solito questo era il segno che tutto era finito, che il campo di battaglia era ormai popolato solo di cadaveri e mangiatori dei medesimi. Questa volta tuttavia la ragazza esitava a tirarsi su. In fine lo fece. Si sentiva come se ogni singolo membro dei due eserciti le fosse passato sopra saltando. Aveva una lunga ferita sul costato, dove l’armatura troppo leggera aveva ceduto, e la mano che le avevano pestato era gonfia e pulsante, il resto del corpo era maculato di lividi ed ematomi di ogni forma e dimensione. Ma era viva, si disse. Ed anche suo fratello, se bene malconcio e ancora privo di sensi respirava ancora.
Lauta si alzò: il pericolo non era ancora finito. Ora doveva allontanarsi da lì il più in fretta possibile, per di più trasportando il corpo inanimato del fratello. Si guardò in torno alla ricerca di qualcosa che potesse aiutarla nell’impresa.
Ora se Lauta fosse stata un’eroina, un’eletta o qualcosa di simile, il destino le avrebbe prestato soccorso. Sarebbero arrivati una gigantesca aquila, un cavallo alato, una fenice o un unicorno che avrebbero raccolto lei ed il fratello e li avrebbero portati in salvo. Oppure, una qualche buonanima, che passava proprio di lì per caso, li avrebbe portati via senza fare domande. Alla peggio, un cavallo bianco sbandato sarebbe trottato verso di loro con leggiadria, pronto a farsi carico delle loro chiappe.
I due giovani però erano figli di puttana qualunque e per quanto aguzzasse la vista Lauta vedeva solo avvoltoi così bolsi di cibo da non poter più spiccare il volo. Così si rimboccò le maniche e si mise in cerca del materiale necessario a costruire una lettiga.
Ben presto si procurò due resistenti alabarde cui tolse la lama. Poi sottrasse a tre ex commilitoni i rudi maglioni che portavano sotto l’armatura. Rivoltò all’interno le maniche dei maglioni e vi infilò dentro il manico delle alabarde. Certo non era poetico come un cavallo alato, o pratico come l’aiuto di una buonanima, ma i disertori figli di puttana sanno adattarsi.
La ragazza caricò il fratello sulla lettiga e trascinandosela dietro si avviò lentamente verso sud.

Lauta camminava ormai da moltissimo tempo e aveva però percorsa pochissima strada, facendo una fatica tremenda a trascinare la lettiga sul terreno accidentato e coperto di cadaveri. Ed ora che si trovava su una pista liscia e compatta le sembrava un sogno. Certo era vagamente cosciente che rimanere su una strada era pericoloso, ma del resto era troppo stanca per stare a rimuginarci sopra.
Quando la pattuglia di Creature Oscure le si parò davanti i suoi riflessi erano così appannati dalla fatica che non riuscì nemmeno a pensare di fuggire.
L’individuo che sembrava il capo intimò di fermarsi. Lauta sentì un’ondata di adrenalina che spazzava via parte della stanchezza. Si guardò intorno, ma era cosciente di non avere vie di fuga. Rimase immobile, paralizzata.
“ Prendetela!” ordinò la creatura. Lauta ebbe il folle istinto di scappare a gambe levate, ma per farlo avrebbe dovuto abbandonare il fratello.
La lettiga dovette mollarla comunque mentre due delle creature pelose le piombavano addosso. Sentì il –dong- dell’elmo di Risicato che batteva per terra. Tentò di divincolarsi con poca convinzione e ben presto si trovò con mani e piedi legati. Poi fu caricata di peso su un carretto insieme al fratello ancora svenuto, che era stato comunque legato.
Il carretto partì. Lauta schiacciò la faccia contro le assi del carretto per non mettersi a piangere. Non solo Risicato sarebbe morto comunque, ma sarebbe morto per colpa sua! E poi sarebbe morta pure lei…
Le pareva di sentire il proprio cuore gonfiarsi furiosamente come se avesse voluto spaccarle il petto. La mano ferita, stretta dalla corda, le faceva un male intollerabile. Sentiva che il proprio stomaco si sarebbe presto rivoltato come un calzino. Stava per vomitare dalla disperazione, ma reagì. Diede una testata contro le assi: non era il momento di farsi prendere dal panico! Cosa avrebbe detto sua madre a vederla così?
– C’è sempre un modo di cavarsela!- le aveva detto Lola quando una volta da piccola si era messa nei guai – l’unica cosa che bisogna fare è aspettare con calma che arrivi il momento giusto per riuscirci… e non farsi prendere dal panico perché se uno ha il panico non vede le occasioni che gli si presentano!- questo le aveva detto sua madre attraverso le sbarre della prigione di Esinlud quando era stata condannata all’impiccagione per aver rubato un asino. Lauta l’aveva ascoltata e la sera stessa era riuscita a scappare attraverso il canale di scolo.
Lauta respirò profondamente, sebbene la mano le facesse ancora furiosamente male, lo stomaco si era placato ed il cuore sembrava tornato delle dimensioni originarie.
“ Mmm…” fece Risicato al suo fianco, aprendo un occhio “ ma che è successo?”
“ siamo stati catturati dalle Creature Oscure…” rispose Lauta con tono piatto.
“ ora ricordo!” fece Risicato cercando di sollevarsi “ quei codardi mi hanno preso alle spalle! Brutte carogne! Se solo mi avessero affrontato a viso aperto…” Lauta evitò di contraddire il fratello “ …assassini a sangue freddo! Io vi ammazzo tutti!”
“ calmati… non è il caso di farli incavolare…” gli fece notare lei “ vedrai che troviamo un modo per tagliare la corda prima che ci scannino…”
“ io li ammazzo tutti, brutti bastardi figli di puttana!” urlava il ragazzo “ MI SENTITE? VI AMMAZZERO’ UNO PER UNO!” rotolò da un lato tentando di divincolarsi “ UNO PER UNO CAPITO!?”
“ vuoi calmarti?” ripetè Lauta con maggiore insistenza “ questi ci linciano!” ma Risicato non ne voleva sapere.
“ Slegatemi e vi faccio vedere io! Vi sbudello tutti quanti!” Lauta decise di ricorrere alle maniere forti per calmare il fratello. A piedi uniti gli sferrò un calcio nello stomaco
“ non so tu…” gli disse mentre lui boccheggiava senza fiato “ ma io vorrei ancora provare a cavarmela… e ti sarei enormemente grata se cercassi di aiutarmi: ci serve un piano!” Lauta attese che il fratello dicesse qualcosa, ma evidentemente non era ancora in grado di farlo, quindi proseguì “ tanto per cominciare vorrei proprio sapere come mai non ci hanno già fatti fuori…”
“ pr…sa.. gh..” esalò Risicato
“ come scusa?”
“ per… il …sangue…” rispose il ragazzo cercando di tornare a respirare normalmente
“ per il sangue? Che sangue?”
“ per… il nostro sangue! … non ci uccidono perché una volta all’accampamento vogliono bere il nostro sangue!” il ragazzo prese una boccata d’aria come se uscisse da sott’acqua.
“ oh…bhè…” fece Lauta “… piuttosto macabro, ma direi che questo ci avvantaggia!…”
“ ci avvantaggia?!” urlò Risicato “ hanno colpito in testa anche te?”
“ se vogliono bere il nostro sangue è difficile che lo facciano appena arrivati…” spiegò Lauta “ probabilmente dovranno preparare una qualche cerimonia, magari un festino… e questo ci assicurerà abbastanza tempo da escogitare un piano di fuga!”.

Nessun commento: